lunedì 8 agosto 2011

VENT'ANNI DOPO


Non ricordo più il tuo nome.
Ma non dimentico il tuo sorriso aperto e grato.
Eri anche tu lì su quella nave, la Vlora, come un punto invisibile in quell'ammasso indecente di carne umana.
Un giovane ingegnere fuggito insieme a donne gravide, bambini, delinquenti e padri di famiglia dalla tua amata ma invivibile terra: l'Albania.
Fosti ospitato dalla famiglia del mio fidanzato di allora e, per riconoscenza, ti desti subito da fare aiutando nel lavoro all'edicola che gestivano al quartiere Japigia.
Quanti ragazzi sono stati aiutati come te allora. Chissà quanti ricordi.
La città si strinse compatta attorno al suo sindaco Dalfino, tra i primi ad accorrere al porto per rendersi conto della drammatica situazione ed attivare gli aiuti.
La scelta iniziale di trasformare il decadente stadio della Vittoria in un improvvisato campo profughi non fu certo delle migliori. Ma non c'erano altre soluzioni immediate.
Di fatto i primi interventi si basarono sulla solidarietà di tutta la popolazione di Bari.
Raccogliemmo vestiario e viveri. Diffondevamo la voce e cercavamo tutti di fare il possibile.
Tra gli altri c’era anche l'indimenticabile vescovo di Molfetta, don Tonino Bello, che con la sua cinquecento faceva la spola per portare abiti,  vettovaglie e conforto alla bolgia infernale di disperati, stremati dal viaggio, dal caldo, dalla sete.
La catena di solidarietà non si interruppe per mesi dopo lo sbarco e nessuno si sentì di far proprie le aspre critiche giunte dal Presidente della Repubblica Cossiga al capo della città, definito poco felicemente cretino.
Poi venne il tempo del brutto risveglio, quando alcuni albanesi si legarono ai clan della malavita locale ed è storia ancora oggi irrisolta quella di un'immigrazione che possa essere gestita nella maniera più efficace possibile, senza rischi di guerre tra poveri e di infiltrazioni mafiose.
Ma oggi è il giorno del ricordo e a me viene ancora da cantare: "Accoglienza, prima dei ma e dei senza."
Perchè la si può pensare come si vuole, ma davanti all'immagine di un essere umano disposto ad attraversare il mare (o il deserto e il mare) in quel modo, lasciando tutto dietro di sè, non si può restare almeno un attimo in silenzio a colloquio con la propria anima.

4 commenti:

  1. Bellissima e profonda riflessione, e bravi voi e la vostra città... M

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  2. MARION
    Davanti a certe tragedie dovrebbe essere facile mostrarsi solidali. Certo poi il problema resta ... non ci dovrebbero essere le guerre, le dittature, i paesi volontariamente affamati e sfruttati, dovremmo tutti fare un passo indietro e mi sa che volenti o nolenti ci arriveremo.

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  3. ricordo quei giorni e quelle polemiche a proposito dell'accoglienza nel campo sportivo. Ma era un 'emergenza e non si sapeva dove accoglierli.Certo è che dove il governo latita, la gente opera e in quel caso come anche in altre occasioni, operò bene. Certo sentir parlare di don Tonino Bello, fa venire i brividi, anche il suo ricordo è una lezione di vita. ciao!alla balena del post precedente si risponde:"sperando che non caghi":)....come va la cura , sei a casa finalmente?

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  4. MPT
    don Tonino resta un esempio per tutti, cristiani e non. Io non ho avuto modo di incontrarlo di persona, ma avevo degli amici a Molfetta che me ne parlavano e ho letto tanti suoi scritti. E' stato un prete vero, che ha vissuto nel mondo la sua vocazione, come deve essere per chi veramente vuole onorare il Vangelo.
    Ah ok :) allora sperando che non caghi:) la cura non dà risultati apprezzabili, domani parto, ciao

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