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venerdì 22 luglio 2011

LA PESCA

Balzavo in piedi in un attimo, nonostante l'ora poco invitante dell'alba.
Facevo colazione e mi preparavo in un attimo, conscia della fortuna che mi era capitata.
Di solito ci andava mio fratello a pesca, le femmine erano più un impiccio.
Indossavo il costume, un giubbino e le ciabatte da mare.
Queste ultime le toglievo appena raggiunta la spiaggia per godermi quella sensazione unica che ti dà la sabbia fredda e grigia del mattino.
Aiutavo a spingere il carrello della barca sulla passerella di cemento. Sulla spiaggia, dove era più faticoso, continuavano i maschi.
La barca scivolava dal carrello in acqua, il motore era tenuto su fino ad una profondità adeguata all'avvio.
Il calore dell'acqua contrastava con il fresco della sabbia. Saltavo su in barca.
Mio padre in piedi, con il suo solito costume di lana nero e la maglia intima di lana chiara, che non si consumavano mai negli anni, remava fino a portare la barca al largo.
Abbassava il motore finchè l'elica entrava nell'acqua. Tirava per due, tre, a volte sei o sette volte la manovella che consentiva di avviare il tre cavalli.
Fissavo la schiuma che si formava attorno all'elica e mi godevo il sole che cominciava a riscaldare la pelle, fino a quando il giubbino diventava insopportabile.
Ci fermavamo in un mare blu nero, dove riuscivi a vedere la lenza per qualche decina di centimetri. Spariva nelle profondità dove cercavo di immaginare fondali luminosi e popolati di creature benevole ma lo sforzo di immaginazione non toglieva il brivido di paura che il non poter vedere il fondo provoca.
Gettavamo l'ancora, un sasso legato ad una corda. Mio padre contava a braccia i metri di fune che scendevano per stabilire la profondità e decidere se era davvero quello il posto più adatto alla pesca.
A volte ci spostavamo, coordinate piuttosto improbabili, dritti di fronte alla casa dei Percoco guardando la spiaggia e verso il terzo camino dell'Ilva, guardando Taranto.
Papà mi metteva l'esca e mi diceva di quante braccia dovevo calare la lenza per prendere i miei pesci preferiti: saraghi e vope, qualche donzella colorata. A mezz'acqua. 
Lui diceva che ero bravissima perchè nervosa, al primo sussultare della lenza scattavo come una molla e il pesce restava impigliato nell'amo. 
Era bellissimo tirare su la lenza e sentire quel corpo vivo che tentava invano di liberarsi. Sembra crudele, lo so, ma per me bambina era un'emozione unica.
Papà ci raccontava aneddoti di pesca e proverbi sui venti; alle dieci tutti a casa, tra le onde che cominciavano a infrangersi lunghe sulla spiaggia.
Ci attorniavano grandi e bambini, curiosi del contenuto dei nostri secchi.
L'acqua era fredda, in contrasto con il sole preso sulla barca.
Ci tuffavamo e restavamo a giocare tra gli spruzzi.
Cosa darei per ritrovare quella bambina felice ...

martedì 28 giugno 2011

BLOG IN VACANZA


Il mio blog quest'anno non andrà completamente in vacanza, come al momento non ci sono andata completamente  io.
Continuerò a scrivere il mio diario, almeno questa è l'intenzione. Non credo posterò foto perchè la connessione internet mi fa impazzire!
Sono a Chiatona dallo scorso 22 giugno sera.
Ho trovato mio figlio leggermente febbricitante e piuttosto apatico, oltre che afflitto da una tosse fastidiosa.
Domenica scorsa abbiamo cominciato l'antibiotico anche senza certezze sul risultato del tampone faringeo che è ancora disperso nei meandri del laboratorio di cardiochirurgia del policlinico.
La febbre, poca in verità, non è tornata. La tosse si sta lentamente attenuando.
Stanotte nessun mal di testa o dolore alle gambe ci ha svegliati e il piccolo ha dormito tranquillo.
Non sopporto undici e più cose, ma le malattie potrebbero convincermi a pronunciare la parola odio!
Quante preoccupazioni si potrebbero risparmiare ...
Qui tutto è sempre uguale per fortuna. Amo le piacevoli certezze di questo luogo.
Beniamino è sempre benevolo, Leonardo sollecito e simpatico, Rocco vende carne che piace anche a me quasi vegetariana, la moglie di Rocco (mi rendo conto ora che non so come si chiama) continua ad invitare mia mamma per il caffè mattutino e a riempire di complimenti (e merendine segrete, mannaggia!) mia figlia.
Dietro la minaccia che non l'avrei più mandata con la nonna, Arianna ha smesso di accettare merendine e si accontenta dei complimenti.
Il vento ha spazzato via ombrelloni e aghi di pino negli ultimi tre giorni e appiattito o ingrossato il mare secondo la direzione in cui soffiava.
Vorrei tanto immergere i piedi nell'acqua e godere la sensazione bellissima che mi provoca alle caviglie ... stasera fuggo e vado a vedere che effetto fa!

giovedì 16 giugno 2011

PER FORTUNA DOPO UN PO' TORNO NORMALE ...

Caro blog,
sono sul treno che mi riporta a Milano.
Tornerò a Lodi, volerò a Madrid, combattuta tra desiderio di libertà e leggerezza e struggente nostalgia di due cuccioli pestiferi e bellissimi: i mostri.
Chissà se loro ne avranno di me. A giudicare dalla frase: "Non ti preoccupare mamma, anche noi abbiamo diritto alle nostre vacanze con la nonnina", direi che non stanno affrontando nessuna lotta interiore.
Sento ancora i granelli di pistacchio scrocchiare sotto i denti e fondersi al dolce sapore di vaniglia e a quello più intenso di cioccolato. Pistacchio, cioccolato e vaniglia a comporre la pralina gelata comprata da mia madre nella pasticceria che preferisco per l'occasione della mia visita.
Sono in un vagone che corre veloce tra biondi campi di grano, distese d'ulivo a perdita d'occhio, rare vigne e palme lussureggianti.
Di fronte a me due anziani coniugi. Lei avvicina agli occhi schemi incompleti di cruciverba, lui sonnecchia davanti al portatile sul quale ha appena terminato l'ennesima partita di solitario.
Mi accoccolo sul sedile del treno per ritrovare il tepore del divano di mamma, il fruscio sottile ed ipnotizzante del filtro dell'acqua del piccolo acquario nel quale resta ormai un solo pesce pulitore cresciuto a dismisura.
Si attacca al vetro con la bocca a ventosa, come io mi attacco a profumi di bimbo, parole gentili, sogni e visioni per dare un senso al mio andare che a volte mi sembra soltanto un fluire tra una roccia aspra ed una pianta tenera del fiume della vita.
Sposto mentalmente lo sguardo dall'acquario alla finestra e mi accorgo che sono venuta qui a rubare scampoli d'estate e di azzurro ... quello vero.
Le pale eoliche segnano il confine tra la terra di Puglia e quella molisana.
Girano lente come giostre per piccoli o se ne stanno immobili come cristi in croce un po' sbilenchi.
Non dovrei più tornare in questi luoghi.
C'è il rischio che un giorno decida di non seguire più il fiume e gettare l'ancora a sud, nel mio sud che ancora chiamo Casa.



Un po' di sano spirito latino, sole, flamenco e romanticismo mi faranno riprendere. 
Almeno mi auguro!

mercoledì 27 aprile 2011

E' ANDATA


E anche quest'anno le feste pasquali sono finite.
Quasi, perchè la Pasqua è arrivata alta, a ridosso di maggio.
E maggio è il mese delle rose, come ci dicevano le suore della scuola elementare e attestavano le rampicanti fatte piantare nel deposito locomotive da mio padre.
Soprattutto però, maggio è il mese in cui sono nati mio figlio, mio fratello e mio padre.
I piccoli saranno in vacanza fino a lunedì due e attendono con ansia l'arrivo dei nonni, previsto per domani.
Non sono riuscita a fare nulla di quello che mi piaceva fare nella settimana Santa.
Meditare soprattutto.
A. ha avuto febbre da vaccino per due giorni, mio marito è rientrato dalle lande finlandesi ben raffreddato, con tosse e febbre anche lui.
Mia mamma invece, mi ha raccontato di essere tornata a Taranto dopo anni per assistere alla processione dei misteri.
L'hanno accompagnata mio fratello e la mia "nuova cognata";le virgolette nascono dalla considerazione che sono ancora piuttosto restia ad accettare che sia proprio così, ci vuole tempo per elaborare i lutti secondo me.
C'è andato perfino mio padre alla processione, forse erano vent'anni che mancava.
Ha camminato tanto, al suo passo lento lento, si è infreddolito a puntino, ha stazionato in un bar a bere latte caldo e riposarsi. Ma mi dicono che è stato felice. 
A ottantanove anni credo che una statua conosciuta dall'infanzia, un figlio sempre impegnato che ti accompagna e un bicchiere di latte caldo, siano ottimi motivi per sentirsi felici.
Lunedì abbiamo trascorso la giornata con Flo, la sua famiglia e altri amici.
I bambini hanno giocato tutto il giorno all'aria aperta e sono stati sereni a tal punto che, alla domanda finale "Ti sei divertito?", F. ha avuto il coraggio di rispondere "No, non molto.", intendendo con questa affermazione che avrebbe voluto che la giornata non finisse più.
E' stato davvero bello, rilassante, stimolante per la mente con tutti quei discorsi sull'educazione e la politica. Per le donne almeno.
Gli uomini, tranne un unico eroe, si sono annoiati a tal punto da preferire la partita di tennis alle nostre chiacchiere; ma si sa, lo sport è sempre argomento privilegiato.
E poi, una bella sudata, ha portato via definitivamente la febbre finlandese e ora si ricomincia.

lunedì 18 aprile 2011

SCARCELLE


Siamo stati invitati a trascorrere il lunedì dell'angelo con un'amica e la sua famiglia.
Lei mi ha detto: "Se proprio ti senti in obbligo, porta il dolce. Ci saranno dei dolci pugliesi tipici di Pasqua vero? Però mi raccomando, non ti stancare ..."
Ligia al dovere più di una milanese purosangue, non mi sono fatta pregare.
Ho chiamato la mamma e ho detto fai tu, che sai che a me piace tanto cucinare ma non amo particolarmente fare dolci.
La mamma, progenitrice di tale siffatta figlia esagerata di natura (per non parlare del nipote maschio), ha subito provveduto.
In un pacco alto circa un metro, che al vederlo mi sono preoccupata per quel pover'uomo del corriere e per la sua ernia, sono arrivati i dolci pugliesi.
Otto mega scarcelle di cui due miseramente rotte, nonostante l'imballaggio resistente anche all'esplosione di una bomba atomica. Facevo meno fatica a fare i dolci che a scartarli ...
Due confezioni di taralli all'uovo glassati. Quelli che lei ha inserito pure in una ninna nanna che cantava a Federico da piccolo "e poi viene lo zio Giuseppe che porta i taralli con lo s'clepp".
Una colomba di pasticceria. E che pasticceria!
Uno scatolino di plastica contenente, come preziose reliquie, otto pecorelle di marzapane fatte a mano dalla mamma.
Di lei, tutto si può dire, meno che sia un'artista. Le sue pecore hanno, da quando le ricordo, un brutto muso e la lana arruffata, ma un sapore di mandorla e zucchero che fa festa al solo pensarci.
Ora ... noi non saremo otto persone, bensì otto adulti e otto, forse nove, bambini.
Da brava meridionale sono giunta alla conclusione che i dolci saranno insufficienti. Provvederò a dare il mio contributo con una pastiera di grano e ricotta. Sperando che venga buona come quella dello scorso anno!


Scarcelle

Pasque, Pasque, viine cherrenne. Le peceninne vonne chiangenne. Vonne chiangenne che ttutte u core: "Scarcedde che ll’ove, scarcedde che ll’ove!”

Questa è la ricetta di mia mamma. In rete c'è altro.
Lei abbonda sempre con gli ingredienti e con la fantasia temo. 
Però vi assicuro che il risultato è buonissimo.
Si conservano per giorni interi e si gustano inzuppandole nel latte durante la colazione di Pasqua o come fine pasto.

500 g di farina
3 uova per l'impasto + 4 per la decorazione
200 g di zucchero
125 g di burro
il succo di due limoni
la buccia grattugiata di un limone
1 bustina di lievito per dolci
granella di zucchero colorata

Fate voi. 
Io avrei messo la farina e lo zucchero a fontana, aggiunto al centro le uova, versato il burro fuso ... ecc. ecc.

Lei mi ha detto che ha sbattuto le uova con lo zucchero, ha aggiunto il burro, il succo di limone, la buccia grattugiata. Per ultimo la farina e il lievito e ha impastato fino ad amalgamare bene il tutto.
Con la pasta ottenuta ha realizzato dei biscottoni abbastanza spessi, a forma di pesce, di campana, di colomba.
Li ha cosparsi di granella colorata.
Ha inserito al centro un uovo sodo, fermandolo con due strisce di pasta incrociate.
Ha cotto in forno caldo a 180 °C fino a quando la scarcella non è risultata ben dorata.

Meno male che non ha fatto quella a forma di pecora, altrimenti, come succedeva sempre quand'ero piccola, mio papà avrebbe detto: "Non ti mangiare il sederino, che puzza un po'."
E io ci avrei creduto!

mercoledì 16 marzo 2011

COME SI CAMBIA



Avvertenza: post molto lungo, procuratevi i pop corn


Perché ho aperto un blog?
Perché me l'hanno chiesto bloggers esperti e sono stata nominata due volte nell'ultimo giochino in voga pur non avendone uno!!
Sinceramente non so se debba essere lusingata o dispiaciuta per la nomination, ma tant'è, accetto la sfida e mi butto anche io nella mischia.
Al momento non ho le idee chiare su cosa ci farò di questo blog, per cui spero riuscirete ad avere pazienza con me!
Le regole del giochino nel quale sono stata coinvolta e che devo pubblicare sono:
...........
I curiosoni che hanno deciso di taggarmi sono Andres e il professor Up, che ringrazio sentitamente per la loro generosità!! Sciagurati!!
E ora le mie sei curiosità non importanti:
1) non sono fisionomista, confondo i visi di persone che conosco anche da tempo e ci ho fatto in passato delle figure non da poco; è abbastanza probabile che non riconoscerei neanche una mia foto se qualcuno la pubblicasse sul web
2) bevo il primo caffè della giornata rigorosamente nero e tutti gli altri rigorosamente macchiati e se qualcuno me li prepara, guai a lui se sbaglia
3) quando stendo il bucato, faccio attenzione che ogni singolo capo abbia mollette dello stesso colore
4) ho paura di volare ma ho da sempre il desiderio di buttarmi giù con un paracadute
5) ho preso la patente a 24 anni ma ho cominciato a guidare a 30! in compenso ora guido un Doblò e mi scambiano per l'idraulico
6) a volte quando parlo con qualcuno, anche se lo conosco benissimo, distolgo lo sguardo e lo giro di qua e di là: per questo motivo mio marito mi ha soprannominata "pupazzo di Putignano". Per i non pugliesi, trattasi di pupazzo di cartapesta che viene trasportato sui carri allegorici in occasione del Carnevale e normalmente ruota continuamente gli occhi e la testa a destra e sinistra.
Non frequento questo mondo da tanto e le persone che vorrei nominare sono già state scelte; bando alle regole nomino allora soltanto il nuovo amico Ak. Anche lui è un neofita; spero non vorrà mandarmi una maledizione da faraone per questo e accetterà di giocare come tutti!
Ero molto scettica su questo mondo virtuale ma ho scoperto che ci vivono delle persone reali in gamba. A tutte loro va il mio ringraziamento per la simpatia e la fiducia che dimostrano; in particolare il mio abbraccio va a Marion.
E che il gioco inizi!

Quello riportato è il mio primo post, pubblicato su Libero il 17 marzo 2008.
Mi sono resa conto, rileggendolo, che sono cambiate tante cose da allora.
Il professor Upmarine, ad esempio, non scrive più nulla, privandoci purtroppo della sua ironia ed intelligenza. 
Anche nonno Akhenaton, per gli amici Ak, è scomparso nel grande etere. Ma di lui almeno ho sempre notizie di ultima mano.
Io, dopo averlo chiuso, riaperto, traslocato, ho imparato cosa fare del blog: usarlo come un diario per appuntare pezzi di vita, pensieri ed opinioni.
Non è più una valvola di sfogo alla depressione, non è un'ossessione e non lo è mai stata anche se ci sono stati periodi in cui gli ho dedicato troppo tempo.
E' un non luogo di condivisione con meno amici ma credo più sinceri.
E' un posto intimo e piacevole quasi quanto il mio divano, sul quale mi piace sostare leggendo un libro al suono d'acqua e alla luce variabile della lampada.
Sono cambiata anch'io.
Non bevo più caffè, salvo un decaffeinato con le amiche dopo aver portato i bambini a scuola. 
Non faccio caso al colore delle mollette da bucato e lo ritengo un notevole passo avanti.
Non ho paura di volare, ne sono semplicemente terrorizzata. Ma prendo l'aereo più spesso di prima e il paracadute lo lascio volentieri ai giovani, mi accontento dello yoga.
Il Doblò non lo guido quasi mai perchè non ne ho bisogno, se devo andare lontano da sola prendo la bicicletta o vado a piedi. Ed è un bene che non mi scambino per il mio idraulico, con tutto quello che ha combinato!
La timidezza non passa mai credo, ma ora mi accorgo più facilmente di quando rido a sproposito o tendo ad abbassare lo sguardo e allora cerco di ristabilire un contatto normale con il mio interlocutore.
Non sono più scettica sul mondo virtuale, ho capito che coincide con quello reale.
Ci sono le brave e le cattive persone, quelli che cercano di manipolarti, fingono, e quelli che sono esattamente come dicono di essere.
Ho conosciuto tanti di voi, qualcun altro mi farebbe piacere vederlo di persona e non ne ho ancora avuto occasione.
Ma devo ringraziare tutti per il tempo che mi dedicate.


Già ... la vignetta all'inizio.
Domani dovremmo festeggiare un avvenimento molto più importante di un compliblog.
Ma c'è davvero da essere allegri? Ne è valsa la pena? 
Personalmente non ho mai nutrito un grande amore patrio, nel senso che ho preferito fin dall'adolescenza considerarmi europea, a volte perfino cittadina del mondo, piuttosto che rinchiudermi mentalmente entro confini fatti di pizza, maccaroni e fantasia.
Ho cominciato a pensarmi invece decisamente meridionale vivendo nell'Italia del Nord.
Diverse letture negli ultimi mesi, mi hanno portato alla conclusione che il Risorgimento fu certo un moto di idealisti romantici spinti da sentimenti onorevoli; soprattutto però fu una grande operazione economica che ha tolto al Sud ogni speranza di progresso. 
Il sangue versato non fu soltanto quello degli eroi ma anche quello innocente delle popolazioni meridionali, le quali a volte non erano neanche a conoscenza di quanto stava accadendo.
Fu un'invasione, non una guerra di liberazione. 
L'italia fu fatta, gli italiani ancora no e non poteva essere diversamente.
Quello che auspico oggi per la mia "patria" è una riforma dei valori morali ed un federalismo sano e giusto, non spinto ancora una volta da motivazioni puramente economiche e sostenuto da sentimenti razzisti. Un federalismo che aiuti il sud a ritrovare la sua dignità perduta ed il suo antico splendore.



Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle due Sicilie pieno di soldi.
Quante volte abbiamo letto che i titoli di stato del primo, alla Borsa di Parigi, quotavano il trenta per cento in meno del valore nominale, quelli del secondo il venti per cento in più; e che al Sud, con un terzo della popolazione totale, c'era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d'Italia messo insieme?
L'impoverimento del Meridione per arricchire il Nord, non fu la conseguenza, ma la ragione dell'Unità d'Italia.
La ragione dei pratici; quella dei romantici era un'ideale. Vinsero entrambi.
"O la guerra o la bancarotta", scrisse il deputato cavouriano Pier Carlo Boggio, nel 1859, nel libretto "Fra un mese". 
"Il Piemonte è perduto", conclude dopo averne analizzato i bilanci, un giornale dell'epoca, l'"Armonia" (fra i suoi fondatori Gustavo Benso, fratello di Cavour), "le sue finanze non si ristoreranno mai più": lo ricorda Anna Pellicciari in "L'altro Risorgimento".
Ma, compiuta l'Unità, si fece cassa comune (una piena, l'altra vuota), e con i soldi del Sud si pagarono i debiti del Nord: al tesoro circolante dell'Italia unita, il Regno delle due Sicilie contribuì con il 60 per cento dei soldi, la Lombardia con l'1 e sputo per cento, il Piemonte con il 4.

Marsala è cinta d'assedio, perchè ci sono dei renitenti alla leva, tremila persone vengono chiuse in una catacomba torturate.
Buona parte dei giovani e delle loro famiglie però, nemmeno sanno di essere renitenti alla leva (durava otto anni!): il bando scade il 31 gennaio 1861, ma molti sindaci ed autorità locali  non lo hanno esposto, a volte, nel timore di reazioni (ce ne furono). 
E quando arrivano le truppe in cerca di renitenti, "ragazzi, giovani, uomini maturi si avvicinano con curiosità a questi soldati che non hanno mai visto", riporta Tommaso Pedio (Brigantaggio meridionale) "vengono rastrellati tutti i giovani dall'apparente età da venti ai venticinque anni" e "in alcuni casi, a Castelsaraceno, ad esempio, a Carbone e nei casali di Latronico li fucilano sul posto, senza dar loro la possibilità di giustificare."
Il comandante Frigerio, piemontese, taglia l'acqua a Licata (ventiduemila abitanti), fa arrestare e torturare madri, sorelle, parenti di chi si sottrae alla leva: "Uccisi giovinetti a colpi di frusta e baionetta; fatta morire una donna gravida", verrà inutilmente denunciato in Parlamento. 

Pino Aprile - Terroni

Ma di revisioni storiche del Risorgimento, anche maggiormente documentate, è possibile leggerne molte altre ....

venerdì 4 marzo 2011

CARNEVALE E DINTORNI



Pampaluga ludesan
gran de brica e stret de man
religus, risparmiadur
quand il bev l'e de bun umur
Cittadin cun' el sul in cò
trape tusse el paga no.
Per la patria e il re
Pampaluga chi ch'el ghe!


Ammesso che mio figlio, sospetto dislessico, non abbia commesso errori di ortografia nel riportare la poesia di carnevale sul quaderno, come faccio ora ad aiutarlo ad impararla con la corretta pronuncia?
Oltretutto non la capisco interamente.
Va bene, non mento, non capisco neanche le poesie in italiano se è per questo.
Magari gli basterà fare come con l'inglese ...

"Mamma, lo sai come si dice strega in inglese?"
"No."
"Si dice witch, con tch, come kitchen."
"Bravo! Kitchen vuol dire cucina, questo lo so."
"Si e invece bagno si dice bathroom."
"Ma sei bravissimo! Soprattutto lo dici proprio bene; sai che io non riesco a pronunciare quel th come fai tu, che sembra una via di mezzo tra la f e la s?"
"Per forza mamma! Io metto la lingua nel buco che ho in alto al posto del dente che mi è caduto."

In ogni caso apprezzo il mantenere vive le tradizioni, non dimenticare il dialetto d'origine.
Come diceva Fellini: "Il dialetto è come i nostri sogni, qualcosa di remoto e di rivelatore; il dialetto è la testimonianza più viva della nostra storia, è l'espressione della fantasia. "
E' per questo che ciascun bambino ha parlato del carnevale dei suoi nonni; noi di quello di Putignano in provincia di Bari, il più antico e lungo carnevale d'Europa.
Il più antico perchè pare risalga al 1394, anno in cui i cavalieri di Malta traslarono le spoglie di Santo Stefano da Monopoli a Putignano. I contadini del luogo, felici alla notizia, si cosparsero il volto di farina e cominciarono a danzare per le strade e a fare scherzi, in dialetto per l'appunto, dando vita così alla tradizione del carnevale.
E' anche il più lungo perchè comincia il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, quando i putignanesi si recano in chiesa ad accendere un cero per chiedere perdono preventivo per i peccati che commetteranno nel periodo di carnevale.

Alla materna il dialetto è diventato motivo di gioco. E non parlo del dialetto lodigiano ma di tutti quelli delle mamme di buona volontà che hanno voluto proporli ai bambini.
Il gioco è: ascolta bene e cerca di comprendere questi strani suoni.
Siamo così andate, una mamma di Torremaggiore (FG) ed io, a leggere poesie di Natale, proverbi, a cantare girotondi e insegnare conte.
E' stata proprio un'esperienza carina che ha aiutato anche noi a recuperare la nostra storia.
Abbiamo parlato anche ai piccolini di Putignano, in particolare della festa dell'Orso che si tiene il 2 febbraio, giorno della Candelora.
"Ci chiuev a cann'luer, u virn je fu'r, l'ors nan s' fasc u pagghiar" 
Un uomo, travestito da orso, mima l'atto di uscire dalla tana. 
Se piove, l'inverno è finito perchè si presuppone che dopo la pioggia, verrà il sole. 
Se la giornata è buona, l'orso si sistema la tana perchè l'inverno durerà ancora a lungo.

Come quest'anno, che tra febbre, vomito, scampate infezioni urinarie, antibiotico, tachipirina, sembra davvero non voler finire.
E ci perdiamo tortelli, chiacchiere, ravioli di zucchero e ricotta, frittelle.
Speriamo di non perdere almeno il carnevalesco Arcimboldo.
I cinque biglietti prenotati per domenica, uno per mia madre che arriva nel pomeriggio di oggi, sono lì che giacciono sul mio scrittoio. 
L'impressione che danno è che questo carnevale voglia trasformarsi in un pesce d'aprile!

sabato 26 febbraio 2011

ARRIVEDERCI PROF


Quello che mi è rimasto impresso di lui è soprattutto il sorriso.
Lo accompagnava sempre, anche quando riempiva la lavagna di complicati sistemi di equazioni differenziali atti a spiegare in forma matematica il funzionamento di un motore elettrico.
Uno dei pochissimi docenti universitari che ricordo con piacere, e non perchè fossimo cugini per parte di padre.
Era uno che ci metteva l'anima nel suo lavoro, sempre disponibile per gli studenti, chiaro e preciso nelle spiegazioni, ordinato alla lavagna, senza velleità di barone inavvicinabile e incomprensibile. 
Ti bastava studiare i suoi appunti, approfondire con qualche testo e non era difficile superare un esame fondamentale come macchine elettriche.
Il primo professore che ha insistito per creare un laboratorio di azionamenti elettrici, con computer disponibili ai ragazzi, e più in là, per quello che ho saputo diversi anni dopo la laurea, un vero laboratorio pratico con macchine di ogni tipo.
Così le equazioni incomprensibili diventavano un movimento reale, i numeri una forza concreta, le correnti un fatto tangibile e non un immaginario moto di elettroni.
E' stato relatore di tesi di mio marito che non voleva credere alla notizia.
E' stato l'unico cugino da parte di padre, ne ho cinque, ad essere invitato al mio matrimonio.
Stamattina mi ha chiamato mia mamma e mi ha detto: "Scopro che Gino è morto, oggi alle tre e mezza ci saranno i funerali, dicono che stava male, non so, quelli non ci fanno mai sapere niente."
Il "quelli" era riferito a tutti i componenti della famiglia di mio padre, persone talmente riservate da non dare mai notizie, nè gioiose, nè tristi, se non quando i fatti sono già accaduti. Roba da restarci ogni volta male per non aver potuto partecipare.
Non sarei potuta venire ugualmente prof all'ultima tua lezione, sono qui che ti penso e spero tu sappia che resterai sempre un grande nel mio cuore.

martedì 2 novembre 2010

CASA


Candeline su di una torta, i lampioni.
Uniche forme visibili nel buio dell'alba attraversata dal treno.

Abbracci, biscotti appena sfornati, marmellata fatta in casa.
Felix è impeccabile nel suo pelo nero inchiostro, occhi d'acqua limpida, calzini immacolati sulle zampe.
La punta della coda sembra intinta in candida vernice, il bavero a triangolo fa di lui un aristogatto vero.

Occhi addormentati, labbra socchiuse, capelli, tanti.
Francesca è un tenero batuffolo in braccio alla sua mamma.
Ilike sorride ed il sole entra nel salotto, giocano i raggi con la polvere sospesa.

Bari è sempre bella, di palazzi ottocenteschi, vie regolari, locandine finalmente esposte sulla rossa facciata dell'antico teatro.
Il mare dondola, placido, vele bianche e canoe ne accarezzano i capelli d'onda.
Pescatori ripetono gesti noti, salta un pesce cercando l'aria, reti si sbrogliano e si intrecciano come storie.
Di brioches e peluches la nonna vizia i bambini e il cuore, stavolta, sorride.
Sarà anche per la pioggia lontana, quell'andare con la giacca appoggiata sul braccio, quel sentire il tepore autunnale che ti scalda.

Un cartone al cine, peccato quella ressa alla cassa, la fila senza capo né coda, la cassiera, unica, in ritardo, il film già cominciato e non trovare al buio i posti assegnati.

La fiera agricola forse non è cambiata di tanto dal 1300.
Vanghe e arbusti si mescolano a pesci rossi e tartarughe, il venditore nero a quello bianco, vietato guardare mi dicono, meglio comprare.
Compriamo.
Un bongo africano, desiderio da tanto, tanto tempo.
Federico accontentato, gustiamo sapori conosciuti e cari.

Mio fratello mi abbraccia, per la prima volta da quando lo conosco scherza nel farlo, mi coccola, sensazione strana e dolce.
Dura partire all'inizio di un nuovo giorno, il sonno ci sovrasta, resistiamo a fatica.

Fiumi gonfi e marroni si intravedono tra la nebbia.
Filari rosseggianti di viti sottolineano la campagna.
Cascine sostituiscono masserie.
Ed è di nuovo casa, posso dirlo ora, qui anche lo è.

Ed è di nuovo casa, una nuova casa virtuale.