lunedì 22 agosto 2011

40

Un vestitino di lino bianco con una tasca a forma di cuore nel centro, di cotone rosso a pois bianchi. Dovevo avere non più di tre anni ma quest'abito lo ricordo perfettamente e non c'è in nessuna delle mie foto.
Il mare, la sabbia, la pineta, le telline, i cefali, le uova di seppia, il primo fiume, la barca, la lenza, i giornalini di Tiramolla, mia sorella nera di abbronzatura.
La scuola delle suore, le recite per la festa della mamma, le preghiere e i fioretti, il giardino, l'odore di caffè della vicina Saicaf, stare di guardia alla finestra per dire "è arrivata la mamma di ...", il gamellino d'acciaio, la maestra Patrizia.
I giochi in deposito con Carmela e Pia.
La mia amica delle medie Margherita che in realtà era amica soltanto di Teresa e ha risposto al mio invito su Facebook senza accettare la mia richiesta, continuando a snobbarmi ancora dopo tanti anni. Chissà poi perché. Per me lei era fantastica.
La gita di terza media con la classe dei maschi e sentire il viso diventare rosso alla prima parola scambiata.
Non trovare la classe il primo giorno di liceo ma essere in buona compagnia sulle scale con un altro alunno imbranato e incerto, quello che diventerà il mio migliore amico per i primi tre anni: Andrea.
I primi amori, il primo bacio (brutto), il primo grande amore e il primo bacio stupendo, l'esame di maturità e le coppe di gelato e macedonia con i bigliettini d'incoraggiamento di mia madre durante i giorni di preparazione.
L'università scelta più per amore di un ragazzo che di una professione, il colpo di fulmine per il professore di geometria e per la sua materia, anni e anni di angoscia, studio, lezioni, risate, alti e bassi.
I bambini della scuola popolare e il vangelo ritrovato.
Un nuovo fidanzato, l'ultimo, ed essere così incompatibili e così indivisibili.
Brindisi e il lavoro di lui, giocare a fare la moglie.
Essere stufa di giocare e pensare di cambiare strada. Poi commuoversi di fronte alla richiesta di fare sul serio.
Il lavoro, l'azienda e le persone che porterò sempre nel cuore, diventare ogni giorno più professionale e competente, le nascite, i matrimoni, sentirsi quasi in famiglia e poi dover dire un giorno che si va via per seguire la famiglia quella vera.
I trulli e la luna della mia festa di matrimonio.
La Toscana e l'Elba del viaggio di nozze, ricche di colori ed emozioni.
La pancia che cresce da subito, metterci su un lettore di cd con Chopin (sarà per quello che Federico ha un carattere difficile?), leggere tutti i libri possibili e poi vivere l'unica esperienza non raccontata rischiando di morire, due occhi interrogativi e profondi di un neonato che ti fissano.
Mio marito che va via, un'altra città, un'altra vita, mentre io la vita ce l'ho dentro per la seconda volta e non so che fare.
Anni difficili, momenti bui, la nebbia questa sconosciuta, la solitudine e la tristezza, la serie di dispetti reciproci, un nuovo lavoro, ricominciare e poi ricominciare ancora in un'altra città.
Che bella questa città! E le mie amiche.
Ritrovarsi, un pezzettino al giorno. Provare ad imparare insieme.
Il fresco della sera dopo l'afa del giorno. Assaporarlo tutto sul divanetto bianco nel cortile del valdirose. I proprietari che ti cantano "tanti auguri" con una piccola tortina a forma di cuore tra le mani, preparata appositamente per la colazione. I dettagli e le piccole attenzioni: bastano queste cose a rendere la vita bella.
Una torta improvvisata di biscotti di cioccolato e frutta perchè "mamma, oggi è il tuo compleanno ed è un compleanno importante e dobbiamo festeggiare ancora", Federico che ruba un biscotto prima che io riesca a soffiare sulla candelina, gustare il sapore di casa

Sono pronta ad affrontare il futuro che verrà.

domenica 21 agosto 2011

AUGURI




Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere una via maestra
sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,
sii una stella.
Sii sempre il meglio
di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita.

(M.L. King)

AUGURI PER I MIEI 40!

giovedì 18 agosto 2011

PUNTO DI VISTA



Mettiamola così: sarei veramente contenta di poter contribuire a risollevare le sorti di questa patria.
Dico sul serio. La cosiddetta tassa di solidarietà mi sembra ad oggi la sola proposta quasi equa e, se la sua introduzione salverà le pensioni, mi ritengo soddisfatta.
Peccato però che la tassa in questione sia appunto quasi equa.
Di fatto ad essa contribuiranno soltanto i lavoratori dipendenti, come sempre del resto.
Gli autonomi nel migliore dei casi aumenteranno le loro parcelle, nel peggiore evaderanno il fisco.
Come famiglia contribuiamo già con il cinquanta per cento del nostro reddito a tamponare gli sprechi, i disavanzi da furbizia italiota, le tasse non pagate dagli altri, gli stipendi esagerati degli inutili e ridondanti parlamentari e ciò di cui si deve far carico lo stato per sostenere enti creati appositamente per questioni di scambio di favori.
Ho dimenticato di sicuro qualcosa.
Non esagero tuttavia. L'incidenza reale e non quella teorica della tassazione sul reddito della mia famiglia è proprio pari a quella percentuale.
Ma va bene anche il 60%, capirai, lo ripeto piuttosto che toccare pensioni e ticket ... a proposito ma Bossi per una volta l'ha sparata giusta, aumentassero il costo delle sigarette! Chi vuol morire, paghi per farlo!
Vorrei capire però perché nessuna patrimoniale. I veri ricchi, quelli proprio ricchi ricchi, i proprietari di case, conti correnti all'estero, imbarcazioni e jet privati, perché non devono essere solidali anche loro? 
Non mi è chiara poi la questione province: perché soltanto alcune devono essere eliminate?
Le province non servono! In un'ottica europea non servirebbero neanche le regioni ... ma noi abbiamo l'euro e non abbiamo l'Europa, anzi ci arrabattiamo ancora in puerili liti tra terroni e polentoni.
Siamo tutti attaccati al nostro orticello. 
Il Presidente della Crusca che piagnucola con il Presidente della Repubblica ... ma per favore che vergogna!
Volete mantenere in vita la vostra accademia di studi sulla lingua? Bene, fatelo, trovatevi qualche sponsor e continuate a farlo. Ma non con i miei soldi per favore. 
Allo stesso modo vorrei che i miei soldi non andassero all'istituto delle case popolari, tanto si sa bene come funziona quell'ente lì e come vengono assegnati gli appartamenti e come vengono gestiti gli appalti.
E nemmeno alle varie pro loco. Il turismo vero non lo creano questi enti, ma gli operatori seri del settore. E tutto sommato un po' di fuochi d'artificio e luminarie in meno per le nostre pur bellissime ma attualmente sconvenienti feste patronali del sud, non guasterebbero.
Piuttosto date i miei soldi alla scuola, pubblica o privata che sia, purché sia Scuola con la S maiuscola.
L'italiano impariamolo lì, altro che Accademia, perché la nostra sola speranza non è in quella percentuale di tasse, non è in una manovra tappabuchi che cerca solo di non scontentare chi può creare problemi e di non toccare gli intoccabili, è nella crescita culturale e morale di ognuno di noi.

martedì 16 agosto 2011

TRADUZIONI

Negli ultimi giorni trascorsi a casa di mia madre, avendo passato numerose ore a riposo e in preda all'ansia, oltre che agli effetti eccitanti del cortisone, il mio principale svago è stato quello di girovagare per blog.
In particolare mi sono concentrata su quelli creativi.
Ho scoperto, cosa che immaginavo benissimo, che ci sono centinaia di bloggers di tutto il mondo che si dedicano alla mia stessa passione: le perle.
Le più brave secondo me sono le tedesche, insieme alle americane of course, responsabili  di aver inventato l'arte della bigiotteria. 
Ho visto di quei gioielli, soprattutto in tecnica peyote della quale sono particolarmente appassionata che, ragazzi, non sfigurerebbero in una vetrina Cartier vi assicuro.
Il problema principale per me è stato comprendere quello che le creative scrivevano nei loro post, soprattutto se le lingue utilizzate non erano inglese o francese.
Ho commesso così l'imprudenza di utilizzare il traduttore di Google.
E guardate qui cosa è venuto fuori, ungherese/italiano:

Gioielleria Pearl creo me stesso e gli altri a vedere.
Modello corsetto non è solo il tuo agymenéseimet proprio. 
Mi piace immergere una tecnica, kivesézni, poi gettare un periodo di tempo. 
Il fatto che taníthatom anche un grande piacere per me! 
Tutti manzo cose reali e sertésbôrbôl fatto.Varrottak mano. 
Se avete bôrtárgyra hai bisogno, non esitate! Borse, laptoptok, casi mobili, portafogli, o ciò che manca sei tu. Tutti gli animali del mondo Legszíveseben bôreimre cucire, ma nôcis, campioni pulcino può pianificazione! Viva l'ameba!

Una borsa con l'ameba? No eh!

venerdì 12 agosto 2011

TORNATA

Non ci avrei scommesso un euro: sono contenta di essere tornata a casa, anche se ora casa è lontana dalla Puglia.
Da ieri ho cominciato a stare un po' meglio, forse perché ho interrotto volontariamente l'ultimo antibiotico.
Mio marito si era informato preventivamente e stamattina mi ha portato in un centro pneumologico a Milano.
La visita è durata cinque minuti, forse quattro. La paziente che aspettava dopo di me, quando mi ha vista uscire, ha esclamato con tono preoccupato: "Sono veloci però!"
Ho cercato di rassicurarla dicendole che evidentemente nel mio caso erano più che sufficienti cinque minuti.
In sostanza il medico mi ha fatto un riassunto:
- ho avuto una broncopolmonite non grave
- l'antibiotico prescrittomi dalla guardia medica non ha mai guarito nessuno neanche dal raffreddore
- gli antibiotici prescritti dal medico amico di mio fratello avrebbero guarito anche un trapiantato di cuore, ma nel mio caso erano decisamente eccessivi
- la seconda radiografia era l'unica con diagnosi esatta di guarigione
- tutto quello che è successo da allora in poi sono stati strascichi più o meno normali, nel mio caso aggravati dallo stato di debilitazione fisica e mentale e dal successivo accanimento terapeutico del tutto inutile
La cura attualmente ordinata è riposo e obbligo di non misurare la febbre e non prendere medicinali!
Bene, direte voi, ora ti puoi rilassare!
Lo stavo facendo quando è squillato il telefono.
"Buonasera signora, parla la polizia municipale, vi stiamo cercando da un mese. La vostra macchina è stata seriamente danneggiata, vi aspettiamo sul posto per verificare insieme."
Su ditelo, tirate fuori il nome di chi ce l'ha con me!

mercoledì 10 agosto 2011

CUCCIOLO MOSTRO

Mi sarà venuta ormai l'avversione ai medicinali.
In verità l'ho sempre avuta. Evito in generale di assumerne, salvo nei casi veramente indispensabili.
Fatto sta che questo quinto antibiotico mi fa alzare bruscamente la pressione (intendiamoci al valore normale delle persone normali ma lontano dal mio standard) e mi dà la sensazione di mancanza di respiro e nodo in gola.
Così ieri sera erano tutti un po' preoccupati per questa reazione, che si è ripetuta anche stamattina.
Mio figlio, il cucciolo mostro, ha continuato a salire al piano di sopra della casa dove abita mia madre e dove c'è il mio letto, per verificare che fosse tutto a posto.
Alle undici mi ha trovata in preda ad un attacco di tosse e per tranquillizzarlo gli ho detto che forse era meglio se restava con me.
Gli ho proposto di leggere uno dei tre benedetti libri per le vacanze, mentre io girovagavo tra blog con l'intenzione di distrarmi e farmi passare la brutta sensazione. Che poi una volta credo di averlo scritto da qualche parte: che la mia peggior paura è di morire soffocata. 
Stranamente ha accettato e ha quasi terminato il libro, fermo a venti pagine dalla fine da tempo immemorabile.
Poi è rimasto a dormire nella stanza accanto.
Il fatto di averlo vicino ha aiutato anche me, mi sono sentita in breve meglio.
Piccolo cucciolo mostro. Vedi di fare il bravo anche quando mamma starà meglio! Tu e tua sorella siete la mia  più grande forza e ragione di felicità.

lunedì 8 agosto 2011

VENT'ANNI DOPO


Non ricordo più il tuo nome.
Ma non dimentico il tuo sorriso aperto e grato.
Eri anche tu lì su quella nave, la Vlora, come un punto invisibile in quell'ammasso indecente di carne umana.
Un giovane ingegnere fuggito insieme a donne gravide, bambini, delinquenti e padri di famiglia dalla tua amata ma invivibile terra: l'Albania.
Fosti ospitato dalla famiglia del mio fidanzato di allora e, per riconoscenza, ti desti subito da fare aiutando nel lavoro all'edicola che gestivano al quartiere Japigia.
Quanti ragazzi sono stati aiutati come te allora. Chissà quanti ricordi.
La città si strinse compatta attorno al suo sindaco Dalfino, tra i primi ad accorrere al porto per rendersi conto della drammatica situazione ed attivare gli aiuti.
La scelta iniziale di trasformare il decadente stadio della Vittoria in un improvvisato campo profughi non fu certo delle migliori. Ma non c'erano altre soluzioni immediate.
Di fatto i primi interventi si basarono sulla solidarietà di tutta la popolazione di Bari.
Raccogliemmo vestiario e viveri. Diffondevamo la voce e cercavamo tutti di fare il possibile.
Tra gli altri c’era anche l'indimenticabile vescovo di Molfetta, don Tonino Bello, che con la sua cinquecento faceva la spola per portare abiti,  vettovaglie e conforto alla bolgia infernale di disperati, stremati dal viaggio, dal caldo, dalla sete.
La catena di solidarietà non si interruppe per mesi dopo lo sbarco e nessuno si sentì di far proprie le aspre critiche giunte dal Presidente della Repubblica Cossiga al capo della città, definito poco felicemente cretino.
Poi venne il tempo del brutto risveglio, quando alcuni albanesi si legarono ai clan della malavita locale ed è storia ancora oggi irrisolta quella di un'immigrazione che possa essere gestita nella maniera più efficace possibile, senza rischi di guerre tra poveri e di infiltrazioni mafiose.
Ma oggi è il giorno del ricordo e a me viene ancora da cantare: "Accoglienza, prima dei ma e dei senza."
Perchè la si può pensare come si vuole, ma davanti all'immagine di un essere umano disposto ad attraversare il mare (o il deserto e il mare) in quel modo, lasciando tutto dietro di sè, non si può restare almeno un attimo in silenzio a colloquio con la propria anima.

venerdì 5 agosto 2011

VOGLIO TORNARE A CASA!!!

La buona notizia è che finalmente ho incontrato un radiologo competente ed un internista simpatico che mi hanno spiegato cosa è successo prima e a che punto sono ora.
Bronchite a sinistra, polmonite a destra. Uhm ... pare la situazione politica italiana.
La prima risolta, la seconda ancora leggermente evidente come da normale evoluzione della malattia.
Tralascio la polemica sul fatto che la radiografia l'ho chiesta io, visto che sull'auscultazione sembravano piuttosto interdetti, che gli esami del sangue sono pronti a metà, che pare impossibile che in un corridoio adibito a sala d'attesa per pazienti di pneumologia ci siano ben due ventilatori piuttosto potenti che raffreddano incessantemente l'aria a tutto vantaggio di medici e infermieri senza tener conto delle patologie dei poveri pazienti "pazienti".
Evito anche di pensare al signore, frequente ospite del reparto a quanto ho capito, che mi ha intrattenuta per mezz'ora sui suoi pregi e le sue malattie e mi ha salutata con un poco incoraggiante: "Auguri per la sua pelle! E' anche più importante della salute." 
Sarà che sono un pochino depressa, ma non l'ho inteso come un buon auspicio.
Mi soffermo invece sull'evidenza che ancora non sono stata, sigh, rilasciata.
Continuo la cura a base di antibiotico e cortisone e tornerò in ospedale martedì per l'ennesimo controllo.
Non posso partire insomma!
A casa c'è mio marito che, contrariamente a quanto affermato dall'internista conosciuto oggi, non è affatto contento di starsene solo soletto.
So che cercherà di fare del suo meglio ma sto già pensando a quanti strati di bucato da stirare mi attenderanno al ritorno, senza contare tutto quello che toglierò dalle valigie dopo queste cosiddette "vacanze".
Voglio tornare nelle "mie stanze", riporre le perline al loro posto, tutte belle in ordine.
Pensare anzi a come attrezzare un angolo della camera ospiti per realizzare un mini laboratorio tutto per me e la mia passione. Scattare le foto dei lavori che tra una febbre e un colpo di tosse sono riuscita ugualmente a produrre e postarle finalmente sull'altro blog.
Voglio tornare in tempo utile per permettere a Federico di ritrovare una routine tranquilla che gli consenta di fare ciò che gli riesce dei compiti delle vacanze. Giacciono ancora lì ... appena accennati.
Non vedo l'ora di andare a comprare zaino e quaderni per la piccola grande Arianna che comincerà la prima elementare!
E anche un paio di scarpe che vadano bene con gli acquisti numerosi che ho fatto nel mio negozio pugliese preferito, complici i saldi e soprattutto il cattivo umore.
Sogno il mio compleanno al B&B di Irene che sembra un posto davvero magico; ho prenotato già da un po', non posso mancare! 

mercoledì 3 agosto 2011

DELLA "SCIENZA" MEDICA E DELLA MIA ESASPERAZIONE

Post lungo e noioso sulle mie disavventure con i medici.
Se non avete voglia di deprimervi e non volete minare le vostre poche certezze sul dottore, lasciate perdere questa lettura.

Passi il dottorino della guardia medica di Chiatona accompagnato dagli inquietanti soccorritori Flick e Flock:  ha scambiato un problema serio per un raffreddore. Con i giovani bisogna essere comprensivi ...
Il 12 luglio, dopo sei giorni di febbre ininterrotta a 39, che scendeva solo sotto effetto di antipiretico, finalmente sono riuscita a convincere la mia famiglia (madre, fratello cardiochirurgo, compagna del fratello specializzanda in cardiochirurgia e marito) che dovevano ascoltarmi e approfondire la questione! O piuttosto ricoverarmi in neuropsichiatria perchè stavo rischiando la salute mentale oltre che quella fisica!
Non sono medico ma mamma. La mia idea è che se al terzo giorno la febbre rimane costante a quel valore, nonostante il dottorino della guardia medica ti abbia prescritto un antibiotico, se hai avuto per ventiquattro ore un dolore acuto alla base del polmone destro ed un formicolio persistente ad entrambe le mani, non sei semplicemente raffreddata!
Parentesi: circa il formicolio alle mani, che peraltro continua a tormentarmi a tratti alla mano sinistra, ho avuto finora ben quattro spiegazioni differenti (ansia, cervicale, disidratazione da febbre, effetto del virus/batterio anche sul sistema nervoso) ... chiusa parentesi. 
Io mi sono convinta al quarto giorno di febbre di avere una polmonite. Mi sono autoprescritta un aerosol a base di cortisone in aggiunta all'antibiotico e poi l'ho sospeso quando si sono finalmente rassegnati a farmi fare una radiografia.

L'esito della prima radiografia non rileva polmonite ma "accentuamento di (non mi ricordo più il termine) bronchitici". 
L'analisi del sangue invece mostra che i miei globuli bianchi sono morti e sepolti e la pcr, una proteina che viene prodotta in seguito a grandi risposte del sistema immunitario, ha un valore di 83 contro un massimo standard di 3.
Mio fratello, che la sera prima aveva sostenuto insieme alla sua compagna e in accordo con il medico di guardia, di non aver sentito rumori strani all'auscultazione, afferma: "Hai una bella bronchite che ha serie intenzioni di trasformarsi in polmonite! L'avevo avuto un sospetto ieri sentendoti."
Gulp!
Mi viene prescritta, da un medico non meglio individuato, una cura a base di due antibiotici, intramuscolo e per compresse e un antinfiammatorio. 
Parentesi due: le successive analisi del sangue, quindici giorni più tardi, mostreranno che la pcr è a 5, comunque fuori standard. Accanto al valore di riferimento c'è una postilla che recita pcr >3 = rischio cardiovascolare elevato. La stessa cosa pare essere valida per il mio colesterolo totale a 216. Chiedo lumi a mio fratello. Risposta: "Che c'entra, c'è scritto perchè gli esami li abbiamo fatti a cardiochirurgia ma non c'è da preoccuparsi!" .... 
Perdonate, non mi è chiaro. Sono o no attualmente e temporaneamente mi auguro, un soggetto a rischio cardiovascolare elevato??? O avrò il diritto di diventarlo solo dopo che sarò ricoverata in un reparto di cardiochirurgia dove, è noto, finiscono le persone con danni ormai tragicamente evidenti da rischio cardiovascolare elevato? Chiusa parentesi.

Siamo al 19 di luglio. Ho finito il secondo e terzo antibiotico ma, seppur si noti un netto miglioramento nella febbre che rimane intorno ai 37 - 37,3,  la tosse è aumentata.
Secondo prelievo di sangue. Chissà perchè la pcr non viene valutata, ma la ves è sempre alta: infezione in corso. 
Dopo qualche giorno la febbre si stabilizza sui 37,1 per qualche ora nel pomeriggio, mentre non ne ho per il resto del tempo. Ancora adesso è così.
Insisto per andare a visita da uno specialista pneumologo. Chiedo anche se non c'è da sospettare una tubercolosi. Si fanno tutti due risate. Ovviamente senza spiegazioni. D'altronde i cretini è meglio lasciarli perdere no? 
Insisto ancora per la visita. Mi mandano a fare una radiografia di controllo.

Ora, il succo di questa storia, so di annoiarvi, è che io sono un ingegnere, abituato a ragionare su numeri e dati concreti. 
Le due immagini radiografiche sono, a mio modesto avviso, perfettamente identiche. Ci volevo fare perfino un giochino estivo, tipo "Trova le differenze".
Considerato che la seconda è stampata su una carta più lucida e con maggiore contrasto, si potrebbe perfino dire che l'ispessimento bronchiale è maggiore nella radiografia di controllo. Ma si tratta senza dubbio di un effetto ottico.
Il radiologo, diverso dal primo, scrive "assenza di modificazioni pleuritiche e parenchimali" ecc. ecc. cioè sono guarita? Non ho una polmonite? Non ho una bronchite? Il radiologo precedente aveva bevuto? Boh.
Io continuo ad avere tosse e comincio a sentire dolori sparsi alle costole, alla spalla, al seno. A volte mi sembra perfino di avere un respiro sibilante.

Finalmente il 30 di luglio mi visita un primario della clinica di pneumologia universitaria del policlinico di Bari.
E qui si aprirebbe la diatriba tra medici universitari e medici ospedalieri e se viene prima l'uovo o la gallina, ma per ovvi motivi ve la risparmio.
La dottoressa, definita psicopatica dall'infermiera incaricata di farmi il terzo prelievo di sangue in venti giorni scarsi, mi visita e per la prima volta mi sento dire: "Non mi piace proprio come ventila a destra, non va bene."
Le radiografie non le dicono nulla, come non dicono nulla a me. E conferma il fatto che non differiscono di molto. Preoccupata per il primo valore di pcr, mi fa ripetere l'esame e mi aggiunge un controllo specifico per ricercare i germi patogeni più probabili per il mio caso.
Si ma qual 'è il mio caso? Voi l'avete capito finora? Io no! 
Intanto mi suggeriscono dalla regia (mio cognato) di dire alla dottoressa che sono stata in aereo e anche in albergo di bassa categoria con aria condizionata. C'è un allarme su infezioni prodotte in queste condizioni che possono dare conseguenze gravi.

Domenica 31 luglio la pneumopsicopatica mi rivisita, guarda le prime analisi, la pcr è a 5 e si tranquillizza (io no perchè purtroppo a me hanno insegnato che 5 è nettamente inferiore a 83 ma è sempre più grande di 3). 
Dice che oggi respiro meglio. Com'è possibile? Ieri ero preoccupante e oggi perchè un foglio dice 5 respiro meglio? Mio fratello azzarda l'ipotesi di broncospasmi. A volte respiro bene, a volte no. 
Le dico dell'aereo e del condizionatore e risponde che per quello mi ha chiesto di fare l'esame del sangue aggiuntivo. Lungimirante! Comincia quasi a starmi simpatica.
Dimentico di dirle che sono anche stata in un hammam ... vedessi mai.
Intanto i dolori e il senso di costrizione al petto sono peggiorati, la tosse a volte sembra ridursi notevolmente, a volte riprende.
Il medico mi prescrive, in attesa dei risultati dell'esame specifico, un antibiotico. Il quarto.

Fino a questo punto mi è chiara una cosa sola ed è un fatto positivo: non sono allergica agli antibiotici!
Ricapitoliamo: ho preso quattro antibiotici, tachipirina, antinfiammatorio, protettore gastrico, fermenti lattici, mucolitico, vitamine, integratore di acido alfa lipoico, integratore di resveratrolo, betaglucano in un tempo ridottissimo e questo fa saltare tutte le medie personali circa le assunzioni di farmaci dalla nascita ad ora! Considerando che io non mi ammalo MAI! (ma non lo dico più ...)
Domanda innocente al fratello e alla specialista: "Ma un po' di cortisone no?" (tanto ormai la statistica è saltata).
Ripeto, sono mamma e le cure del pediatra di qualunque regione italiana in cui ho vissuto finora in caso di sospetta, attenzione solo sospetta bronchite, finora sono state a base di antibiotico e cortisone. 
"Glielo dobbiamo dare il cortisone, tu che dici?", la pneumologa a mio fratello.
"Fai tu, sei tu la specialista, per me va bene tutto." 
Il dubbio è lecito, ma io in che mani sto??? Mani di medici, temo uguali in tutta Italia. Se ti va bene azzeccano al primo colpo. Se ti va male, muori. E non sempre si tratta di malasanità. E' scuola di pensiero ...
Decidono che mi daranno il cortisone alla nuova visita di controllo che si è svolta oggi.

Arrivo e aspetto, senza mio fratello che intanto ha pensato bene di godersi una meritata vacanza.
Arriva anche la dottoressa e mi chiede: "Lei chi è?".
Va beh, penso, in fondo non mi conosce, anche se mi ha visto già due volte nei tre giorni precedenti ... d'altronde anch'io non ho una buona memoria per la fisionomia e ci ho fatto di quelle gaffes!
Arrivano altri due pazienti e lei ripete la domanda anche a loro. Con un'espressione meravigliata, le mostrano le ricette e le ricordano che è stata lei a dir loro di tornare. 
In fondo le infermiere sono come le parrucchiere. Nel pettegolezzo c'è sempre un fondo di verità, mi sa ...
Psicopatica!
Mi fa accomodare e pare ricordare perfettamente la situazione. Mi chiede delle analisi del sangue ma non sono ancora pronte. Mi visita e non si esprime. Mi insegna una serie di esercizi respiratori che dovrebbero farmi passare i dolori che, a suo dire, sono dovuti a contrattura dei muscoli a seguito della tosse.
Le ricordo il cortisone ... ottengo il cortisone!

Nel pomeriggio vado dal medico di base di mia madre per la ricetta del cortisone e, siccome è una persona molto disponibile e gentile, gli chiedo se posso ricapitolargli tutta la storia dall'inizio, perchè purtroppo ancora non ci capisco molto.
Premessa: ero già stata da lui ieri perchè anche Arianna aveva febbre e tosse, anche se stava già meglio. Avevo accennato al fatto e la prima domanda è stata: "Ma un po' di cortisone perchè non l'ha ancora preso?". La seconda domanda è stata: "Perchè non fa un esame dell'espettorato? Così per sicurezza, giusto per escludere altre patologie come la tubercolosi..." 
Secondo me questo medico nella vita precedente faceva l'ingegnere e molto probabilmente lo prendevano per cretino!
Contento della richiesta di ricetta per il cortisone, mi spiega che le radiografie sono immagini che vanno interpretate e ognuno le interpreta a suo modo, sorride all'idea che io non posso capire questo banale concetto, ho sempre odiato i filosofi! Ah la "Scienza Medica"!
Il secondo radiologo ha scritto assenza di ecc. ecc. perchè lui cercava polmonite in atto e della più banale bronchite non gli fregava nulla. Il medico di base sostiene che sarebbe stato più corretto riportare una diagnosi molto simile alla prima, segnalando un leggero miglioramento.
Sulla mia traduzione: "Quindi in sostanza ho una bronchite?", sorvola lasciandomi senza certezze anche lui.
Accenna alla legionella (quella dei condizionatori, alberghi e idromassaggi), sostiene ancora che dovrei fare un esame dell'espettorato; peccato che dovrebbero tirarmelo fuori con una sonda perchè in tanti giorni, pur soffocata dalla tosse, neanche il naso mi sono soffiata!
Mi visita. Per lui sono chiusissima, bronchi pieni di muco, ho ragione a lamentarmi. Inoltre si mostra convinto che sia un errore somministrare cortisone senza terapia antibiotica di supporto in sospetto di presenza di infezione. Il cortisone limita la risposta immunitaria e, se ci fossero batteri in giro, questi approfitterebbero della situazione.
Mi prescrive un QUINTO antibiotico, aggiunto di mucolitico, per tre giorni.

Ora ... ragazzi sono solo un povero ingegnere, vivo di certezze matematiche.
Venerdì dovrei tornare dalla pneumologa e dal medico di base che mi aspettano entrambi a braccia aperte. 
E di certezze ne ho molto poche se non che non mi sento in gran forma.
Non so proprio cosa fare ...

Post scriptum: per NHT, no, non torno in "Longobardia" prima di aver risolto il caso :-) resto dell'idea che non sia questione di regione ma di fortuna. Speriamo mi assista!

domenica 31 luglio 2011

RICORDI CARTACEI

Due barboncini bianchi in tutù rosa di velina plissettata occhieggiano dal centro del cartoncino.
Segue un coniglietto che spalanca le braccia per stringerti forte.
La porporina, così si usava dire un tempo al posto di glitter, illumina di bagliori oro e argento le letterine di Natale e Pasqua datate 1976, 1977 e così via fino all'ultima donata ai genitori da mia sorella più piccola nel 1986.
Fogli di carta ingialliti, strappati da quaderni recuperati su qualche scrivania, riportano frasi d'amore nella caratteristica e alquanto incomprensibile grafia di mia madre.
Cuoricini, stelle, lettere cubitali, caratteri tipografici di ogni genere o semplici disegni di bambini continuano a ripetere incessantemente buon compleanno, tanti auguri, ti amo, grazie papà.
Mia figlia ha aperto una delle due scatole posate sul ripiano più basso del mobiletto tv.
Erano ben chiuse con nastro adesivo di carta, quello degli imbianchini per intenderci, e su ognuna delle due è stato incollato un foglio a mo' di etichetta: ricordi cartacei di Angelo, ricordi cartacei di Anna.
Quando le ho viste lì, mi hanno lasciato un po' di amaro in bocca. Mi sono sembrate quasi un testamento.
Mia mamma ha detto che ha fatto ordine e pensava di sistemare i due contenitori di vita altrove.
E ha aggiunto che, insieme a  mio padre, si è molto divertita a rileggere ogni parola.
Quante parole d'affetto si possono scambiare in quarantadue anni di vita insieme?

sabato 30 luglio 2011

BILANCIO DELLE VACANZE AL MARE

Ricapitoliamo.
I bambini hanno passato 45 giorni a Chiatona, di cui almeno la metà in spiaggia per circa due ore al giorno.
A volte è capitato di raddoppiare la dose a quattro ore al giorno, considerando quelle del pomeriggio.
F. è stato in casa per oltre una settimana causa tosse.
A. ha saltato diverse giornate per via del maltempo, ma lei non ama molto il mare e non le è dispiaciuto affatto.
Sono andati insieme in pineta una sola volta con il padre.
F. ci è andato due volte, di cui una dedicata ad una sessione di corsa. Quanto sono felice per questo! Che padre e figlio condividano finalmente qualcosa che sia soltanto loro.
Io la pineta non l'ho vista se non da lontano e, cosa più sgradevole, non ho potuto godere del canto delle cicale che trovo più rilassante di un massaggio thai.
In compenso ci sono state occasioni per poter passeggiare a lungo sulla spiaggia. Cosa che io amo moltissimo.
Abbiamo pescato una seppia con le mani perché doveva essere caduta da una rete. Abbiamo anche "ammirato" (i bambini erano davvero entusiasti) un pesce spiaggiato lungo circa ottanta centimetri e dal peso stimato di quasi quattro chili. Un cefalo? Io dico di si, mio marito sostiene di no.
Non abbiamo raccolto né granchi, né telline perché il mare quest'anno si è mostrato davvero poco generoso: poche telline, nessun granchio, non si è vista una sogliola, nessuna notizia di punture di tracina, nessun avvistamento di meduse, rare alghe, paguri scomparsi, stelle marine inesistenti. Inquinamento? Acqua troppo fredda? Troppe mareggiate? Non lo so, ma non è stato piacevole.
Ho passato una decina scarsa di giorni in costume, il resto divisa tra letto, tavolino del patio, e di nuovo spiaggia in versione inverno; canottiera e maglietta sono servite a non far tornare neanche i pochi decimi di febbre che mi hanno tormentato fino a qualche giorno fa.
Il medico specialista consultato oggi dice che non sto bene e che bisogna approfondire.
A., dal canto suo, è partita da Lodi dopo due giorni di febbre ed è tornata a Bari con la febbre. Mai successo in estate!
Ho incontrato mio fratello diverse volte e tutte le volte ho dovuto chiedergli di portare ed utilizzare il suo fonendoscopio. Avrei preferito incontrarlo in situazioni diverse!
La sua compagna è ... indefinibile al momento. Con l'età s'impara a non sbilanciarsi, anche se un'idea ce l'ho.
Ho gradito moltissimo la visita di Tamara, quella di Grazia e quella di Antonella con i suoi tre piccoli adorabili etiopi. Grazie! 
Ho lottato molto con F. per via dei compiti delle vacanze; alla fine mi sono arresa. Piuttosto tornasse a scuola senza aver finito e cominciasse a capire che nella vita ognuno è responsabile quanto meno di sé stesso.
Sono stata felice che mio marito godesse di ben tre settimane di ferie, senza ammalarsi! 
Mi spiace che oggi sia partito e non so ancora quando lo rivedrò.
Luglio è passato, e come ha detto un vecchio amico di famiglia, è sembrato più un dopo ferragosto.
Strana, stranissima estate. 
Quest'anno aspetto volentieri l'autunno.

martedì 26 luglio 2011

QUARANTADUE


A voi che ancora vi scambiate fiori e bigliettini per San Valentino.
A voi che avete cresciuto sei figli mettendocela tutta.
A voi che amate infinitamente sette nipoti e dareste la vita per tutti noi.
A voi che ci avete insegnato che non esistono difficoltà insuperabili quando c'è la voglia di farlo in due.
A voi che siete lontani ma sempre tanto vicini.
A voi che ora fate tenerezza.
TANTI AUGURI mamma e papà!

lunedì 25 luglio 2011

NOVE


In questi nove anni l'unico ingrediente che non abbiamo usato nelle giuste dosi sono state le risate.
L'augurio per i prossimi quaranta, cinquanta anni, chi può dirlo, è di imparare insieme a diventare cuochi perfetti.
Una cosa però è certa: oggi ti sposerei ancora.

venerdì 22 luglio 2011

LA PESCA

Balzavo in piedi in un attimo, nonostante l'ora poco invitante dell'alba.
Facevo colazione e mi preparavo in un attimo, conscia della fortuna che mi era capitata.
Di solito ci andava mio fratello a pesca, le femmine erano più un impiccio.
Indossavo il costume, un giubbino e le ciabatte da mare.
Queste ultime le toglievo appena raggiunta la spiaggia per godermi quella sensazione unica che ti dà la sabbia fredda e grigia del mattino.
Aiutavo a spingere il carrello della barca sulla passerella di cemento. Sulla spiaggia, dove era più faticoso, continuavano i maschi.
La barca scivolava dal carrello in acqua, il motore era tenuto su fino ad una profondità adeguata all'avvio.
Il calore dell'acqua contrastava con il fresco della sabbia. Saltavo su in barca.
Mio padre in piedi, con il suo solito costume di lana nero e la maglia intima di lana chiara, che non si consumavano mai negli anni, remava fino a portare la barca al largo.
Abbassava il motore finchè l'elica entrava nell'acqua. Tirava per due, tre, a volte sei o sette volte la manovella che consentiva di avviare il tre cavalli.
Fissavo la schiuma che si formava attorno all'elica e mi godevo il sole che cominciava a riscaldare la pelle, fino a quando il giubbino diventava insopportabile.
Ci fermavamo in un mare blu nero, dove riuscivi a vedere la lenza per qualche decina di centimetri. Spariva nelle profondità dove cercavo di immaginare fondali luminosi e popolati di creature benevole ma lo sforzo di immaginazione non toglieva il brivido di paura che il non poter vedere il fondo provoca.
Gettavamo l'ancora, un sasso legato ad una corda. Mio padre contava a braccia i metri di fune che scendevano per stabilire la profondità e decidere se era davvero quello il posto più adatto alla pesca.
A volte ci spostavamo, coordinate piuttosto improbabili, dritti di fronte alla casa dei Percoco guardando la spiaggia e verso il terzo camino dell'Ilva, guardando Taranto.
Papà mi metteva l'esca e mi diceva di quante braccia dovevo calare la lenza per prendere i miei pesci preferiti: saraghi e vope, qualche donzella colorata. A mezz'acqua. 
Lui diceva che ero bravissima perchè nervosa, al primo sussultare della lenza scattavo come una molla e il pesce restava impigliato nell'amo. 
Era bellissimo tirare su la lenza e sentire quel corpo vivo che tentava invano di liberarsi. Sembra crudele, lo so, ma per me bambina era un'emozione unica.
Papà ci raccontava aneddoti di pesca e proverbi sui venti; alle dieci tutti a casa, tra le onde che cominciavano a infrangersi lunghe sulla spiaggia.
Ci attorniavano grandi e bambini, curiosi del contenuto dei nostri secchi.
L'acqua era fredda, in contrasto con il sole preso sulla barca.
Ci tuffavamo e restavamo a giocare tra gli spruzzi.
Cosa darei per ritrovare quella bambina felice ...

martedì 19 luglio 2011

UFFA

Non ho più febbre, tossisco come un cane con il cimurro, mi sento come se mi fosse passato sopra un tir e ho qualche livido di troppo che mi impedisce di stare comodamente seduta.
Domani, chi se ne frega, vado al mare!

venerdì 15 luglio 2011

AL MARE COME ME


Al mare, come me, riempi le lenzuola di sabbia e non si capisce come fai.
Al mare, come me, dimentichi di avere il costume umido e lasci il segno sul tuo letto.
Al mare, come me, ti diverti da matti ad andare incontro alle onde. Io dicevo "Che bello!", tu urli "Che sballo!".
Al mare, come me, dopo un po' che sei in acqua cominci a tremare come una foglia e ti tocca uscire anche se non vorresti.
Al mare, come me, hai paura dei coleotteri neri che camminano sulla sabbia. Quando avevo due anni, ho tenuto mia mamma in casa per quasi un mese per via degli insetti. Tu invece ti limiti a scansarli e ad indicarli con il dito.
Al mare, come me, non conosci l'uso delle scarpe. Ti dico un segreto: quando non ci sei, cammino scalza sul marciapiede e per strada. Nulla ti dà un maggiore senso di libertà. Ma tu non farlo, può essere pericoloso!
Al mare, molto più di me, sei bellissima!

mercoledì 13 luglio 2011

RECORD

Quest'anno riuscirò a battere il record di 38 giorni al mare, un solo bagno e, se tutto va bene, una decina di giorni in spiaggia, compresi quelli già trascorsi.
Me l'avevano detto che a quarant'anni comincia il declino ...

domenica 10 luglio 2011

PST: Per Soli Temerari

Sabato 9 luglio, ore 07:30 circa.
Mi alzo con la testa che gira come una giostra.
Raggiungo a fatica il bagno e metto le mani sotto il getto corrente di acqua fredda, nella speranza di attutire il fastidioso formicolio alle mani che mi ha tormentato per buona parte della notte.
Sento che sto per svenire. Torno a letto.
Misuro la febbre, ancora 39,1.
Mia mamma dice che alle otto aprirà il PST, presidio sanitario turistico, un po' di pazienza.
Alle otto in punto siamo lì.
C'è un soccorritore dall'aria spaesata che sta pulendo i locali.
"Buongiorno, è arrivato il dottore?"
"No signora, il dottore arriva alle 10:00. Oggi è sabato."
Guardo il cartello sulla porta d'ingresso. Oggi è sabato e il dottore arriva alle dieci e va via alle 19:30 e così domani domenica, mentre dal lunedì al venerdì il dottore c'è dalle 10:30 alle 16:30.
Se venite a fare il bagno da queste parti, per favore evitate di annegare nelle ore non coperte dalla guardia medica!
"Che problema hai signora?"
"Ho la febbre da due giorni."
"Si, ma poi ha altri problemi.", si affretta ad aggiungere mia madre.
"Cosa c'è signora? Hai il ciclo?"
"No, no, non è quello, mi formicolano le mani e ho un dolore tra le costole a destra."
"E che ti devo dire? Se puoi aspettare fino alle dieci ... altrimenti vai alla farmacia e fatti dare qualcosa per la febbre."
E intanto magari muoio d'infarto!

Ore 10:00.
"E' arrivato il dottore?"
"Non ancora, aspettate qui."
Ore 10:30
"Ecco vedi, ha ragione Brunetta, qui ci vorrebbe Brunetta ora!"
"Si mamma, va bene, ma ora stai calma, non cominciare con le solite sceneggiate."
Ore 10:35
"Buongiorno signora, cosa è successo?
Descrivo i sintomi al dottore che ad occhio giudico debba essersi laureato poco prima dell'estate.
Sempre meglio della dottoressa che c'era lo scorso anno, penso. Si vociferava che fosse dottoressa si, ma in biologia!
"Va bene non si preoccupi. Sentiamo il polso. Il polso è buono. Sentiamo i bronchi. Non si sente niente di particolare. Ora facciamo un elettrocardiogramma, visto che abbiamo la possibilità. Vincenzo, Maria venite a preparare la signora per un ecg."
Arrivano il soccorritore della mattina ed una collega, un donnone con gli occhiali spessi un dito e i capelli biondo platino.
"Venga signora, si stenda che ora facciamo l'ecg e poi mandiamo i dati a Bari, addirittura! Vincè, vattin, lo vuoi capire o no che non devi stare qui? Me la vedo io con la signora!"

Se non mi sentissi male, questa sarebbe la giornata più divertente degli ultimi venti giorni.

Il dottore intanto si offre di misurarmi la pressione.
"Dov'è lo sfigmomanometro?" 
"Non lo vedo dottore. Ah ecco è lì nella vetrina! Ti eri spaventato eh dottò?"
"Ci vuole ben altro per spaventarmi! Avrei preso il mio dalla macchina."
Povero dottorino neolaureato ...
Squilla il telefono e la pressione me la misura Maria.
"Allora Maria quanto ha la signora di pressione?"
"100/60 dottò."
"No, non è possibile!"
"E' possibile dottore, non si preoccupi. Ho la pressione bassa e ho preso la tachipirina."
Collegano l'apparecchio dell'ecg alla linea telefonica, ma chiamano da Bari e dicono che la trasmissione non è corretta.
"Marì ma che hai combinato?"
"E che ne so? Eppure si sentiva bene il suono quando l'ho fatto! Ah guarda non ho collegato un coso qui ..."
Coso, sarebbe un elettrodo.
Per la cronaca l'ecg l'hanno ripetuto tre volte.
Alla fine Vincenzo non ha resistito alla tentazione di guardare un seno nudo da più vicino, fino a quel momento aveva tentato di spiare da dietro la tendina, e con la scusa che Maria non era capace è venuto ad aiutarla.
"Non si preoccupi signora, non la ammazziamo!"
"Non mi preoccupo Vincenzo, non mi preoccupo ..."
"Signora, può stare tranquilla, lei ha solo preso un colpo di freddo. Il dolore è dovuto a quello e il formicolio dipenderà dalla cervicale. In ogni caso le prescrivo un antibiotico. Mi raccomando si riposi. Dove abita?"
Bravo il dottore! A scanso di equivoci, un antibiotico per la bronchite che credo di avere mi sembra la scelta più adeguata :-)
"Lodi", dico mentre porgo il tesserino sanitario.
"Lodi provincia di Lodi? Ma è andata a mare?"
"Si prima che mi venisse la febbre ho fatto il bagno."
"E si vede che lei non è abituata al mare!"

E si vede, mannaggia! Più che l'età, probabile causa del mio improvviso cedimento, mi preoccupa la lombardizzazione! 

venerdì 8 luglio 2011

SECONDA SETTIMANA

Il sole è arrivato, era ora.
L'azzurro sfavillante del cielo è poesia per gli occhi.
L'acqua del mare comincia leggermente a scaldarsi, sempre nei limiti della temperatura ionica.
Ho fatto il primo bagno ... e ora ho la febbre.
Ho capito che quest'anno va così.
Domani arriverà mio marito, trasportato da due treni, un aereo, un autobus e un taxi.
Chi glielo spiega che in questo specifico caso l'aereo non è il mezzo di trasporto migliore?
La testardaggine è difetto di famiglia a quanto pare.
L'ossimoro "compiti delle vacanze" ci tormenta. Tre frasi in due giorni ...
E al ritmo di due pagine al giorno, finiremo di leggere i libri assegnati dalla maestra per Natale circa.
Io non ho mai amato particolarmente studiare, ma ho sempre fatto il mio dovere al massimo delle mie possibilità.
Sono molto arrabbiata per questa mancanza di voglia di impegnarsi e non trovo più parole nè di rimprovero, nè di comprensione.  
Ieri ho potuto riabbracciare Tamara e sua figlia.
Un nuovo raggio di sole che si è aggiunto a quelli del cielo.

martedì 5 luglio 2011

EMERGENZA

Cito da un dizionario.

EMERGENZA
1 Circostanza, difficoltà imprevista
2 Situazione critica, di grave pericolo

Che la situazione dei rifiuti a Napoli sia critica e di grave pericolo per la salute dei cittadini, non ho dubbi.
Ma che si tratti di una difficoltà imprevista ...
Ricordo di essere stata in Campania, non mi pare a Napoli, forse nei dintorni di Salerno, circa quindici anni fa.
La cosa che mi colpì maggiormente di quel viaggio furono i cumuli di rifiuti che si contavano numerosi lungo le strade cittadine ed extraurbane dei paesini che attraversavamo.
Non so perchè la situazione sia questa, e perchè sia ordinaria io credo.
So soltanto che non è dignitoso accettarla e subirla. Non è onesto contribuirvi in qualche modo.
So anche che conferire i rifiuti nelle regioni limitrofe, cosa che sta scatenando non soltanto le polemiche leghiste ma anche critiche aspre da parte delle amministrazioni locali di tali regioni, in primis la Puglia, non è la soluzione.
E' come la storia dei campi nomadi. Se li spazzi via di qui, il giorno dopo te li trovi lì e non è umano per nessuno.
Ma io volevo parlare di un'altra emergenza. L'emergenza estate.
Qui piove, tira vento e fa freddo.
Non ci sono più i luglio meridionali di una volta.