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domenica 16 dicembre 2012

SETTE


Sette i colori dell'arcobaleno.
Sette i nani e sette i capretti.
Sette i colli e sette i re.
Sette fanciulli e sette fanciulle inviati nel palazzo di "tuo padre" Minosse.
Sette virtù e sette vizi.
Sette i bracci del candelabro.
Sette gli dei della felicità.
Sette i doni dello Spirito e sette sono i sacramenti.
Sette le note musicali e con esse infinite melodie.
Sette meraviglie al mondo e sette i giorni nella settimana.
Sette sono i pezzi del Tangram.
Sette le vite di un piccolo gatto.
Sette spose per sette fratelli.
Sette i libri del maghetto.
Sette mesi e due anni quelli meno di tuo fratello.
Settimo cielo ho toccato vedendo per la prima volta la tua faccia buffa.
Sette sorrisi in uno solo, sette anni meravigliosi con te.
Auguri stellina!

lunedì 28 maggio 2012

90


Saranno venti anni che sento ripetere da mio padre che non gli resta molto tempo davanti.
E invece qualche giorno fa ne ha compiuti novanta di anni.
Circondato da quasi tutta la famiglia accorsa da ogni parte d'Italia per festeggiarlo.
Mancavano solo un paio di nipoti e una nuora.
Una figlia che lo avrà guardato ed accarezzato di certo dal cielo.
E' stato bello. 
Troppi piatti, troppi bicchieri, troppe posate e troppo cibo.
Era commovente l'ansia di mia madre affinchè fosse tutto perfetto.
Quel suo volermi mandare a comprare delle olive e delle mozzarelle (mi sono rifiutata) casomai il pranzo del catering non fosse stato sufficiente.
Sarebbe stato sufficiente a sfamare anche un esercito.
E in fondo lo siamo stati un piccolo esercito, compatti attorno al giovanotto che mi è sembrato più stanco e confuso del solito, ma felice.
Ancora un calibro in regalo, questa volta al nipote anzichè al genero.
Un vecchio calibro arruginito ma ancora funzionante, come il mio papà.
Che ha visto gli anni della gioventù, quelli della scuola di avviamento, quelli del lavoro all'arsenale come avvolgitore di motorini elettrici.
Quegli anni di cui uno stralcio ho dovuto leggere alla presenza di tutti perchè lui ha voluto così.
Gli anni del cane da caccia Otello, della neve di Bologna in cui si affondava, del mare di Gallipoli.
Tutti gli anni, novanta, della vita di mio padre così ricca di soddisfazioni, così dura.
Come la vita di tutti, ma diversa per ciascuno.
Sono contenta di farne parte.
Auguri papà.

giovedì 3 maggio 2012

NOVE


Questo post non poteva proprio mancare. Mai interrompere una tradizione.


Erano nove anni fa. Scomparivi tra le mie mani. 
Ora arrivi con i tuoi capelli folti e spessi a sfiorarmi il mento.
Abbiamo un rapporto complicato noi due. Perchè tu lo sai quanto ti amo, come da qui alle stelle e ritorno e tu di più, e sai come mi fai arrabbiare.
Ma soltanto perchè sei uguale uguale a me. 
Sei il mio bambino prezioso, bello come il tuo sorriso raro. 
Sei un idealista e un finto duro. La mamma del tuo amico che mi ha chiamato ieri per dirmi quanto E. ci tiene a venire oggi alla tua festa per la stima che ti porta, mi ha ricordato di come sappiamo essere con le persone che ci capiscono e che sono simili a noi negli aspetti migliori. 
Tutte le sere prego davanti ai vostri letti che vi stiano lontani i pericoli, che non perdiate mai la strada, che cresciate sani e forti, che sappiate amare tanto e perdonare tanto, che possiate rialzarvi sempre e che la vita non sia troppo dura per voi. 
Oggi ti auguro che le mie preghiere vengano ascoltate e ringrazio Dio perchè lui sa, che al di là delle mie parole di sconforto per la fatica di crescervi, gli sono molto grata per il grandissimo dono che mi ha fatto della vostra vita.
Ti voglio un bene immenso figlio mio. Tanti tanti tanti tanti auguri!

martedì 14 febbraio 2012

500 BATTUTE D'AMORE


Ripubblico un post di due anni fa, perchè mi ha divertito e anche un po' commosso rileggerlo.


NUMERO 1 ispirato dal recente "dibattito" su dialetto e proverbi
Quando ero una ragazzina, gli amici mi canzonavano:
"San Valentino, la festa di ogni cretino. Chi crede di essere amato è solo stato fregato!"Quando è cominciata la mia storia con te, le amiche mi ammonivano:
"Gli alti son buoni per cogliere i fichi, i bassi per diventar mariti!"Oggi non ascolto più proverbi.
L'amore si vive, non si racconta.
Viviamolo ancora, amore mio!

NUMERO 2 istigato dall'odioso proliferare di volantini pubblicitari

Le stelle erano tante, milioni di milioni
Il mio 
cuore ... di panna
 montata, quella notte.
Avrei voluto dirglielo con un 
bacio
 ma lei mi gelò:"Solo un diamante è per sempre. Lui è appena tornato."Dovevo essere l'unica persona al mondo a non sapere chi lei fosse
poi le urla del vicino mi risvegliarono dal mio sogno:
"Abbassate il volume della tv!"


NUMERO 3 dedicato con tutto il  a mio marito
Negli anni parole e lacrime non sono mancate.
Come si conviene ad ogni vera storia d'amore.
Ti ho scritto lunghe lettere quando non riuscivo a guardarti.
Ricordo quel tuo primo nero inchiostro di risposta: "Sei così bella.
Sembri un ramo fragile in mezzo al vento. Ma sei così forte…"
Non scrivo e non piango più.
Accarezzo la tua ruga sorridente all'angolo dell'occhio.
Cincischio con il neo vicino alle labbra.
Ti guardo, penso siamo ancora qui.
E' la vita, più bella e forte dell'amore.


NUMERO 4 a grande richiesta per l'amica CARPE
E poi, la cosa più bella sai qual è?
Che non dormo su un divano a casa di mia madre con accanto un lettino da campeggio e una bimba appena nata.
E nemmeno in un letto vuoto di un'elegante e romantica camera in mansarda, circondata da legno, pietra e paure.
Ma in un'anonima stanza di una casa in affitto, accanto ad un marito contento.
E questo è sufficiente a cancellare qualsiasi nostalgia.

NUMERO 5 da mio figlio, la più bella dichiarazione d'amore mai ricevuta
La mattina siamo sempre di fretta.
Lui oggi ha il braccio sollevato sul viso, la mano premuta contro il suo naso.
"Amore, togli quella manina, non riesco ad abbottonarti il grembiule."
"Non posso mamma, sto annusando."
"Cosa senti?"
"Il profumo del bacio che hai dato alla mia mano quando mi hai svegliato."


A me piaceva molto il numero due. Voleva essere una parodia delle pubblicità. Ma l'avevo capita solo io ...
Auguri a tutti coloro che riescono a dire a qualcuno: "Ti voglio bene!"

martedì 20 dicembre 2011

BUONE FESTE


Non sono molto in vena di parole ultimamente.
Festa religiosa, ricorrenza pagana, in qualunque modo voglia intendersi, per me Natale resta un luogo dell'anima. E' quel piccolo bambino che abbiamo dentro e ogni tanto ci ricorda quanto è bello vivere.
Che il Natale ci faccia riscoprire la bellezza di un raggio di sole attraverso la persiana.
Che ci porti sorrisi dalle persone che amiamo.
Ci faccia assaporare la vita, finchè c'è va tutto bene.
Ci regali parole, sensazioni, piccoli momenti, nuove prospettive da cui guardare il mondo, un po' di noi.
Tanti auguri a tutti!

venerdì 16 dicembre 2011

SEI


"Mamma, non è vero che le giornate in inverno sono più corte."
"Si tesoro, è vero. Ti spiego, si dice più corte perché è più buio, anche di mattina o di pomeriggio. In realtà sono uguali alle altre."
"A me sembrano lunghissime!"
"Forse perché ti annoi? O non ti piace il buio? Magari d'inverno ci si sente più tristi ..."
"No, io non sono triste. A me piace il buio. E mi piace la pioggia, mi piace il sole, mi piace la neve. Mi piace tutto, mi piace anche andare a scuola e non sono mai triste mamma! A volte mi arrabbio, ma i bambini si arrabbiano quando sono un po' stanchi."

Quando sono triste mi basta guardarti e il cuore si riempie di tenerezza e di gratitudine.
O ascoltare la tua vocina, che disturba tanto tuo fratello ma ha sempre cose sagge da comunicare.
Mi piace affondare nella piega tra il tuo collo e la tua guancia e farmi solleticare il viso dai tuoi capelli sottilissimi. E' un posto magico, dove tutto ritrova un senso.
Mi piacciono i tuoi "mammina cara", e i tuoi "grazie", e i tuoi "io amo mio fratello".
Mi piacciono da matti il tuo sorriso perfetto, la tua grazia, la tua pazienza. E' vero, ti arrabbi poco e rispondi male solo quando sei stanca.
Mi piaci tutta e spero che se cambierai, sarà solo per non farti sopraffare da nessuno.
Tu la mia piccola Pollyanna, il mio rimedio per ogni cosa.
Mantieni sempre la tua letizia e fai risplendere il tuo sorriso. Sono certa anche la vita ti sorriderà allo stesso modo.
Buon compleanno stellina!

domenica 21 agosto 2011

AUGURI




Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere una via maestra
sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,
sii una stella.
Sii sempre il meglio
di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita.

(M.L. King)

AUGURI PER I MIEI 40!

martedì 26 luglio 2011

QUARANTADUE


A voi che ancora vi scambiate fiori e bigliettini per San Valentino.
A voi che avete cresciuto sei figli mettendocela tutta.
A voi che amate infinitamente sette nipoti e dareste la vita per tutti noi.
A voi che ci avete insegnato che non esistono difficoltà insuperabili quando c'è la voglia di farlo in due.
A voi che siete lontani ma sempre tanto vicini.
A voi che ora fate tenerezza.
TANTI AUGURI mamma e papà!

lunedì 23 maggio 2011

ASPETTANDO IL MARE


Sono successe tante cose in questi giorni, lontano dal blog.
La festa di compleanno a Gardaland con tanto di torta e regalo consegnati da Prezzemolo, il soggiorno nel covo dei pirati, il giro (breve) nel parco super affollato alla faccia di qualunque crisi economica. Quasi dimenticavo l'acquario, non sarà come quello di Genova, però è più divertente, con tutti quei cartelli interattivi ed i vetri cilindrici che se non stai attento, ci sbatti contro.
La visita allo zoo safari e parco faunistico di Bussolengo e, per la prima volta, vedere gli ippopotami in uno spazio abbastanza adeguato alle loro necessità.


Aspettare nel posto sbagliato Eric ... e il resto non ve lo racconto perché ho dimenticato di fargli firmare la liberatoria per la privacy!
Un pomeriggio milanese con Arianna. Sostare in un bar della stazione centrale meravigliandosi che, in una città che ha fatto della velocità e dell'efficienza il suo slogan, ci siano posti in cui non si viene serviti entro un tempo ragionevole.

Una passeggiata tra i negozi in zona, comprare un costume da bagno, aspettando il mare.
La visita dall'allergologo, asciugare le lacrime causate dai test, identificare la causa della congiuntivite e del nasino che cola: graminacee, meno male, poteva andare peggio.
La casa lasciata allo sbando, ogni ripiano utile invaso da scatole di perline colorate, riviste specializzate, ganci, fili, pinze, colla, nastri fantasia.
Andare ogni giorno a letto con l'idea che, appendendo un peso alle spalle per tirarle giù, potrebbero riprendere una posizione corretta.

La festa di compleanno ... non l'avevo già detto? No, quest'anno il compleanno di Federico è durato quindici lunghi giorni. L'ultima occasione per festeggiare è stata il 14 maggio, giochi con i compagni nel parco vicino casa e merenda in una sala al suo interno attrezzata allo scopo.
La mia esposizione, farsi bella per l'occasione, disporre tutto con la massima cura possibile sul grande pianoforte a coda e su due tavolini.

Trattenere le lacrime di commozione all'arrivo inaspettato dell'enorme mazzo di fiori di mamma e papà, accogliere le amiche entusiaste, scoprire un bigliettino tra le foglie di una piantina  e leggerlo sorridendo.
Sono soddisfatta del lavoro, felice per i complimenti, un po' delusa per l'atteggiamento di chi non ha voluto neanche curiosare. 
Ho capito che mi piace di più lavorare su singola ordinazione che ammazzarmi di fatica per il pubblico. 
Domenica il compleanno di papà: anche quest'anno non poter essere lì. 
Ma l'anno prossimo saranno novanta e vedrò di non mancare!

martedì 3 maggio 2011

OTTO


Non posso fare a meno di pensarci in questo giorno.
Alla vita e la morte che si susseguono, si rincorrono, giocano a nascondino.
Ne è morta un'altra qualche tempo fa, una ragazza di ventisette anni.
In quella clinica dove tu sei nato.
Così ha detto la nonna.
Noi invece siamo qui, abbiamo vinto il gioco sin dal mio non arrendermi ad un'ecografia ed un esame del sangue sbagliati che ti volevano non esistente.
Nonostante il serio rischio che ho corso, nonostante non ti facessero mangiare con la fissazione che avevano per l'allattamento al seno.
E io latte per te non ne avevo. Non ne avrei avuto neanche se non fossi stata imbottita di massicce dose di antibiotici per dieci giorni, come è successo allora. Non ne ho avuto neanche per tua sorella.
Vorrei non pensare più a tutto questo,
Penso alle notti insonni che mi hai fatto passare per mesi, e ti credo, sai che rabbia! Perdere la mamma per ore il tuo primo giorno di vita, dopo averla guardata a lungo in silenzio dalla prospettiva del suo ombelico, con i tuoi occhioni intensi e interrogativi.
Penso al tuo battesimo e al tuo pianto ininterrotto dall'entrata in chiesa al ritorno a casa.
Al ciuccio che hai sempre rifiutato, al biberon che hai smesso a otto mesi da un giorno all'altro.
Alle convulsioni che mi facevano morire di paura, ai tuoi scatti di rabbia, alla tua testardaggine.
Ai tuoi pantaloni e mutande che porti sempre abbassati con la maglietta rigorosamente da fuori. Che fare? Farti piangere per essere più ordinato o farti essere solo te stesso?
Ai capelli che per tagliarli dobbiamo sempre litigare.
Al tuo sorriso dolcissimo e a come mi abbracci forte che mi manca il respiro.
Alla tua irruenza e ai tuoi pensieri complicati.
Ti vedo disegnare e danzare, intrecciare perline come mamma e voler cucinare.
Ti vedo e ti amo, ogni giorno di più.
Difficile e stupendo.
Auguri amore mio.


Tengo molto che ci si ricordi sempre di una mia ferma convinzione, pur non dimostrabile scientificamente: le madri, anche senza parlare, trasmettono tutto al figlio, non solo fino all'adolescenza ma per tutta la vita; devono quindi pensare al figlio sempre in senso positivo, altrimenti egli se ne accorgerà. (Giovanni Bollea)

mercoledì 27 aprile 2011

E' ANDATA


E anche quest'anno le feste pasquali sono finite.
Quasi, perchè la Pasqua è arrivata alta, a ridosso di maggio.
E maggio è il mese delle rose, come ci dicevano le suore della scuola elementare e attestavano le rampicanti fatte piantare nel deposito locomotive da mio padre.
Soprattutto però, maggio è il mese in cui sono nati mio figlio, mio fratello e mio padre.
I piccoli saranno in vacanza fino a lunedì due e attendono con ansia l'arrivo dei nonni, previsto per domani.
Non sono riuscita a fare nulla di quello che mi piaceva fare nella settimana Santa.
Meditare soprattutto.
A. ha avuto febbre da vaccino per due giorni, mio marito è rientrato dalle lande finlandesi ben raffreddato, con tosse e febbre anche lui.
Mia mamma invece, mi ha raccontato di essere tornata a Taranto dopo anni per assistere alla processione dei misteri.
L'hanno accompagnata mio fratello e la mia "nuova cognata";le virgolette nascono dalla considerazione che sono ancora piuttosto restia ad accettare che sia proprio così, ci vuole tempo per elaborare i lutti secondo me.
C'è andato perfino mio padre alla processione, forse erano vent'anni che mancava.
Ha camminato tanto, al suo passo lento lento, si è infreddolito a puntino, ha stazionato in un bar a bere latte caldo e riposarsi. Ma mi dicono che è stato felice. 
A ottantanove anni credo che una statua conosciuta dall'infanzia, un figlio sempre impegnato che ti accompagna e un bicchiere di latte caldo, siano ottimi motivi per sentirsi felici.
Lunedì abbiamo trascorso la giornata con Flo, la sua famiglia e altri amici.
I bambini hanno giocato tutto il giorno all'aria aperta e sono stati sereni a tal punto che, alla domanda finale "Ti sei divertito?", F. ha avuto il coraggio di rispondere "No, non molto.", intendendo con questa affermazione che avrebbe voluto che la giornata non finisse più.
E' stato davvero bello, rilassante, stimolante per la mente con tutti quei discorsi sull'educazione e la politica. Per le donne almeno.
Gli uomini, tranne un unico eroe, si sono annoiati a tal punto da preferire la partita di tennis alle nostre chiacchiere; ma si sa, lo sport è sempre argomento privilegiato.
E poi, una bella sudata, ha portato via definitivamente la febbre finlandese e ora si ricomincia.

lunedì 18 aprile 2011

SCARCELLE


Siamo stati invitati a trascorrere il lunedì dell'angelo con un'amica e la sua famiglia.
Lei mi ha detto: "Se proprio ti senti in obbligo, porta il dolce. Ci saranno dei dolci pugliesi tipici di Pasqua vero? Però mi raccomando, non ti stancare ..."
Ligia al dovere più di una milanese purosangue, non mi sono fatta pregare.
Ho chiamato la mamma e ho detto fai tu, che sai che a me piace tanto cucinare ma non amo particolarmente fare dolci.
La mamma, progenitrice di tale siffatta figlia esagerata di natura (per non parlare del nipote maschio), ha subito provveduto.
In un pacco alto circa un metro, che al vederlo mi sono preoccupata per quel pover'uomo del corriere e per la sua ernia, sono arrivati i dolci pugliesi.
Otto mega scarcelle di cui due miseramente rotte, nonostante l'imballaggio resistente anche all'esplosione di una bomba atomica. Facevo meno fatica a fare i dolci che a scartarli ...
Due confezioni di taralli all'uovo glassati. Quelli che lei ha inserito pure in una ninna nanna che cantava a Federico da piccolo "e poi viene lo zio Giuseppe che porta i taralli con lo s'clepp".
Una colomba di pasticceria. E che pasticceria!
Uno scatolino di plastica contenente, come preziose reliquie, otto pecorelle di marzapane fatte a mano dalla mamma.
Di lei, tutto si può dire, meno che sia un'artista. Le sue pecore hanno, da quando le ricordo, un brutto muso e la lana arruffata, ma un sapore di mandorla e zucchero che fa festa al solo pensarci.
Ora ... noi non saremo otto persone, bensì otto adulti e otto, forse nove, bambini.
Da brava meridionale sono giunta alla conclusione che i dolci saranno insufficienti. Provvederò a dare il mio contributo con una pastiera di grano e ricotta. Sperando che venga buona come quella dello scorso anno!


Scarcelle

Pasque, Pasque, viine cherrenne. Le peceninne vonne chiangenne. Vonne chiangenne che ttutte u core: "Scarcedde che ll’ove, scarcedde che ll’ove!”

Questa è la ricetta di mia mamma. In rete c'è altro.
Lei abbonda sempre con gli ingredienti e con la fantasia temo. 
Però vi assicuro che il risultato è buonissimo.
Si conservano per giorni interi e si gustano inzuppandole nel latte durante la colazione di Pasqua o come fine pasto.

500 g di farina
3 uova per l'impasto + 4 per la decorazione
200 g di zucchero
125 g di burro
il succo di due limoni
la buccia grattugiata di un limone
1 bustina di lievito per dolci
granella di zucchero colorata

Fate voi. 
Io avrei messo la farina e lo zucchero a fontana, aggiunto al centro le uova, versato il burro fuso ... ecc. ecc.

Lei mi ha detto che ha sbattuto le uova con lo zucchero, ha aggiunto il burro, il succo di limone, la buccia grattugiata. Per ultimo la farina e il lievito e ha impastato fino ad amalgamare bene il tutto.
Con la pasta ottenuta ha realizzato dei biscottoni abbastanza spessi, a forma di pesce, di campana, di colomba.
Li ha cosparsi di granella colorata.
Ha inserito al centro un uovo sodo, fermandolo con due strisce di pasta incrociate.
Ha cotto in forno caldo a 180 °C fino a quando la scarcella non è risultata ben dorata.

Meno male che non ha fatto quella a forma di pecora, altrimenti, come succedeva sempre quand'ero piccola, mio papà avrebbe detto: "Non ti mangiare il sederino, che puzza un po'."
E io ci avrei creduto!

venerdì 18 marzo 2011

E' STATO BELLO COSI'



Il 17 la scuola di danza, in accordo con il peggiore spirito padano, è rimasta aperta.
A dirla tutta ha fatto gli straordinari, quattro ore di prove per il prossimo saggio di giugno.
Ce ne andavamo, Federico ed io, lungo la strada che conduce da casa a danza.
Lui continuava ad erudirmi sull'unità d'Italia, di quando quelli, i greci ed i romani (gulp!) avevano deciso che era meglio smettere di combattere e stare tutti uniti.
Volemosi bene insomma!
Di tanto in tanto, canticchiava anche l'inno nazionale, conosciuto, almeno quello, alla perfezione.

Il bimbo è entrato nella sala prove e mi ha intimato di non muovermi, perchè se si fosse stancato avrebbe voluto trovarmi lì ad aspettarlo per riportarlo a casa.
Praticamente l'unica mamma fessa che ha atteso quattro, anzi che dico quattro, quattro ore e mezza, il pargolo sul divanetto accanto alla macchinetta del caffè.
Macchinetta che, tra l'altro, mi ha fregato due euro senza darmi nulla in cambio.
Lei forse era in festa.

Mi ero portata due libri affascinanti, il primo di un maestro di quelli con la M maiuscola che racconta la sua visione della scuola; l'altro un insieme di piccoli racconti, ritratti di gente comune tracciati con delicatezza e ironia.
Letto un po' il primo e poi il secondo, il divano cominciava a starmi stretto.
Ho cominciato così a scorrere la rubrica telefonica e deciso di usufruire del mio bonus di minuti.

Ho chiamato Carmela di Bari, la mia Amica del cuore.
Mi ha raccontato dei suoi Emanuel e Samuele.
Dell'Africa, dov'era missionaria laica fino a un paio di anni fa, che ormai è lontana ma va bene così.
Del lavoro in farmacia, della pallanuoto e dell'impegno con il gruppo Migrantes, perchè l'Africa è lontana e va bene così, ma poi non troppo.

Ho provato con Loredana di Bitonto.
Credo fosse impegnata con i suoi bellissimi gemelli di tre mesi, perchè non mi ha risposto.

Ho sentito Tiziano a Salzano (VE).
In verità volevo sentire sua moglie Loretta, ma anche lei era al lavoro a recuperare gli arretrati.
Tiziano come sempre è stato un gran chiacchierone, e come l'ultima volta era a casa con una gamba fratturata.
Tizià, le arti marziali non fanno per te, senti a me!

Ho provato con Francesca a Milano; volevo dirle che anche quest'anno affitterò la casa dei suoi genitori al mare. Non c'era, ma poi mi ha richiamato ed era in Toscana da sua sorella.
Che peccato abitare così vicine e vedersi solo d'estate in Puglia!

Ho beccato Silvia di Bologna allo zoo safari di Verona.
Come sempre mi ha riempito di "quanto ci manchi a me e alla Caterina (friulana)" e "che peccato che non lavori più con noi"
Ora che davvero non faccio proprio più nulla per loro, comincio perfino a crederci. 

Ho chiamato Lella a Casamassima e Amalia a Bari. 
Tutte brutte notizie le loro, problemi di salute.
Volevo sentire anche mia cognata a Novara e mio cognato a Roma.
Intanto però mi ero depressa e non ho chiamato più nessuno.

La lezione è finita, stavamo uscendo quando mi ha chiamato Sandro da Firenze.
Abbiamo preso accordi per la visita graditissima che lui e Caterina ci faranno il prossimo fine settimana.
A Federico ho spiegato che andremo a Milano a vedere la mostra sugli impressionisti.

Impressionismo, quella corrente pittorica in cui il colore conta più del disegno, le emozioni dell'artista non vanno celate ma mostrate con coraggio.
E mi sono convinta: la fratellanza conta più del confine, le emozioni un confine non ce l'hanno.
Il filo colorato dell'amicizia che ha viaggiato sul cavo telefonico è stato il modo più bello per festeggiare una giornata che mi lasciava indifferente.
Molto più di una triste bandiera alla finestra. 

mercoledì 16 marzo 2011

COME SI CAMBIA



Avvertenza: post molto lungo, procuratevi i pop corn


Perché ho aperto un blog?
Perché me l'hanno chiesto bloggers esperti e sono stata nominata due volte nell'ultimo giochino in voga pur non avendone uno!!
Sinceramente non so se debba essere lusingata o dispiaciuta per la nomination, ma tant'è, accetto la sfida e mi butto anche io nella mischia.
Al momento non ho le idee chiare su cosa ci farò di questo blog, per cui spero riuscirete ad avere pazienza con me!
Le regole del giochino nel quale sono stata coinvolta e che devo pubblicare sono:
...........
I curiosoni che hanno deciso di taggarmi sono Andres e il professor Up, che ringrazio sentitamente per la loro generosità!! Sciagurati!!
E ora le mie sei curiosità non importanti:
1) non sono fisionomista, confondo i visi di persone che conosco anche da tempo e ci ho fatto in passato delle figure non da poco; è abbastanza probabile che non riconoscerei neanche una mia foto se qualcuno la pubblicasse sul web
2) bevo il primo caffè della giornata rigorosamente nero e tutti gli altri rigorosamente macchiati e se qualcuno me li prepara, guai a lui se sbaglia
3) quando stendo il bucato, faccio attenzione che ogni singolo capo abbia mollette dello stesso colore
4) ho paura di volare ma ho da sempre il desiderio di buttarmi giù con un paracadute
5) ho preso la patente a 24 anni ma ho cominciato a guidare a 30! in compenso ora guido un Doblò e mi scambiano per l'idraulico
6) a volte quando parlo con qualcuno, anche se lo conosco benissimo, distolgo lo sguardo e lo giro di qua e di là: per questo motivo mio marito mi ha soprannominata "pupazzo di Putignano". Per i non pugliesi, trattasi di pupazzo di cartapesta che viene trasportato sui carri allegorici in occasione del Carnevale e normalmente ruota continuamente gli occhi e la testa a destra e sinistra.
Non frequento questo mondo da tanto e le persone che vorrei nominare sono già state scelte; bando alle regole nomino allora soltanto il nuovo amico Ak. Anche lui è un neofita; spero non vorrà mandarmi una maledizione da faraone per questo e accetterà di giocare come tutti!
Ero molto scettica su questo mondo virtuale ma ho scoperto che ci vivono delle persone reali in gamba. A tutte loro va il mio ringraziamento per la simpatia e la fiducia che dimostrano; in particolare il mio abbraccio va a Marion.
E che il gioco inizi!

Quello riportato è il mio primo post, pubblicato su Libero il 17 marzo 2008.
Mi sono resa conto, rileggendolo, che sono cambiate tante cose da allora.
Il professor Upmarine, ad esempio, non scrive più nulla, privandoci purtroppo della sua ironia ed intelligenza. 
Anche nonno Akhenaton, per gli amici Ak, è scomparso nel grande etere. Ma di lui almeno ho sempre notizie di ultima mano.
Io, dopo averlo chiuso, riaperto, traslocato, ho imparato cosa fare del blog: usarlo come un diario per appuntare pezzi di vita, pensieri ed opinioni.
Non è più una valvola di sfogo alla depressione, non è un'ossessione e non lo è mai stata anche se ci sono stati periodi in cui gli ho dedicato troppo tempo.
E' un non luogo di condivisione con meno amici ma credo più sinceri.
E' un posto intimo e piacevole quasi quanto il mio divano, sul quale mi piace sostare leggendo un libro al suono d'acqua e alla luce variabile della lampada.
Sono cambiata anch'io.
Non bevo più caffè, salvo un decaffeinato con le amiche dopo aver portato i bambini a scuola. 
Non faccio caso al colore delle mollette da bucato e lo ritengo un notevole passo avanti.
Non ho paura di volare, ne sono semplicemente terrorizzata. Ma prendo l'aereo più spesso di prima e il paracadute lo lascio volentieri ai giovani, mi accontento dello yoga.
Il Doblò non lo guido quasi mai perchè non ne ho bisogno, se devo andare lontano da sola prendo la bicicletta o vado a piedi. Ed è un bene che non mi scambino per il mio idraulico, con tutto quello che ha combinato!
La timidezza non passa mai credo, ma ora mi accorgo più facilmente di quando rido a sproposito o tendo ad abbassare lo sguardo e allora cerco di ristabilire un contatto normale con il mio interlocutore.
Non sono più scettica sul mondo virtuale, ho capito che coincide con quello reale.
Ci sono le brave e le cattive persone, quelli che cercano di manipolarti, fingono, e quelli che sono esattamente come dicono di essere.
Ho conosciuto tanti di voi, qualcun altro mi farebbe piacere vederlo di persona e non ne ho ancora avuto occasione.
Ma devo ringraziare tutti per il tempo che mi dedicate.


Già ... la vignetta all'inizio.
Domani dovremmo festeggiare un avvenimento molto più importante di un compliblog.
Ma c'è davvero da essere allegri? Ne è valsa la pena? 
Personalmente non ho mai nutrito un grande amore patrio, nel senso che ho preferito fin dall'adolescenza considerarmi europea, a volte perfino cittadina del mondo, piuttosto che rinchiudermi mentalmente entro confini fatti di pizza, maccaroni e fantasia.
Ho cominciato a pensarmi invece decisamente meridionale vivendo nell'Italia del Nord.
Diverse letture negli ultimi mesi, mi hanno portato alla conclusione che il Risorgimento fu certo un moto di idealisti romantici spinti da sentimenti onorevoli; soprattutto però fu una grande operazione economica che ha tolto al Sud ogni speranza di progresso. 
Il sangue versato non fu soltanto quello degli eroi ma anche quello innocente delle popolazioni meridionali, le quali a volte non erano neanche a conoscenza di quanto stava accadendo.
Fu un'invasione, non una guerra di liberazione. 
L'italia fu fatta, gli italiani ancora no e non poteva essere diversamente.
Quello che auspico oggi per la mia "patria" è una riforma dei valori morali ed un federalismo sano e giusto, non spinto ancora una volta da motivazioni puramente economiche e sostenuto da sentimenti razzisti. Un federalismo che aiuti il sud a ritrovare la sua dignità perduta ed il suo antico splendore.



Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle due Sicilie pieno di soldi.
Quante volte abbiamo letto che i titoli di stato del primo, alla Borsa di Parigi, quotavano il trenta per cento in meno del valore nominale, quelli del secondo il venti per cento in più; e che al Sud, con un terzo della popolazione totale, c'era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d'Italia messo insieme?
L'impoverimento del Meridione per arricchire il Nord, non fu la conseguenza, ma la ragione dell'Unità d'Italia.
La ragione dei pratici; quella dei romantici era un'ideale. Vinsero entrambi.
"O la guerra o la bancarotta", scrisse il deputato cavouriano Pier Carlo Boggio, nel 1859, nel libretto "Fra un mese". 
"Il Piemonte è perduto", conclude dopo averne analizzato i bilanci, un giornale dell'epoca, l'"Armonia" (fra i suoi fondatori Gustavo Benso, fratello di Cavour), "le sue finanze non si ristoreranno mai più": lo ricorda Anna Pellicciari in "L'altro Risorgimento".
Ma, compiuta l'Unità, si fece cassa comune (una piena, l'altra vuota), e con i soldi del Sud si pagarono i debiti del Nord: al tesoro circolante dell'Italia unita, il Regno delle due Sicilie contribuì con il 60 per cento dei soldi, la Lombardia con l'1 e sputo per cento, il Piemonte con il 4.

Marsala è cinta d'assedio, perchè ci sono dei renitenti alla leva, tremila persone vengono chiuse in una catacomba torturate.
Buona parte dei giovani e delle loro famiglie però, nemmeno sanno di essere renitenti alla leva (durava otto anni!): il bando scade il 31 gennaio 1861, ma molti sindaci ed autorità locali  non lo hanno esposto, a volte, nel timore di reazioni (ce ne furono). 
E quando arrivano le truppe in cerca di renitenti, "ragazzi, giovani, uomini maturi si avvicinano con curiosità a questi soldati che non hanno mai visto", riporta Tommaso Pedio (Brigantaggio meridionale) "vengono rastrellati tutti i giovani dall'apparente età da venti ai venticinque anni" e "in alcuni casi, a Castelsaraceno, ad esempio, a Carbone e nei casali di Latronico li fucilano sul posto, senza dar loro la possibilità di giustificare."
Il comandante Frigerio, piemontese, taglia l'acqua a Licata (ventiduemila abitanti), fa arrestare e torturare madri, sorelle, parenti di chi si sottrae alla leva: "Uccisi giovinetti a colpi di frusta e baionetta; fatta morire una donna gravida", verrà inutilmente denunciato in Parlamento. 

Pino Aprile - Terroni

Ma di revisioni storiche del Risorgimento, anche maggiormente documentate, è possibile leggerne molte altre ....

martedì 8 marzo 2011

OTTO MARZO


Quest'anno l'aria sembra diversa.
Non ho visto fiorai stracolmi di mimose strappate da poveri alberi che hanno come sfortuna quella di fiorire prima degli altri.
Non mi sono imbattuta in cartelli che invitano a serate danzanti e spettacolini simil erotici per sole donne.
Non ho letto post su questa giornata, se non quello di un uomo.
Non mi sono arrivati messaggi di auguri, deo gratias, considerato che ogni anno la mia risposta è sempre la stessa: "Ti ringrazio per la cortesia, ma per me questa festa non ha alcun significato."
Forse ci siamo finalmente rese conto che non è il giorno che conta, non sono le parole e gli slogan, ma i fatti?
Quelli, ad esempio, che stanno sconvolgendo l'Africa settentrionale e, chissà, porteranno ad una nuova società più giusta per tutti.
Ringrazio chi ha combattuto per i miei diritti, perchè non mi sentissi più schiava di qualcuno.
Ora però credo sia arrivato, almeno per il mondo occidentale, il tempo di ripensare ai passi fatti e forse farne qualcuno indietro. Per ricostruire quei valori che le donne hanno tramandato e sempre più si stanno perdendo nella corsa delle nostre giornate piene di cose da fare, vuote di noi.
Ed essere più coerenti, anche. Non intelligenti quando ci pare e veline quando ci conviene.
Le donne contano, molto, possono, molto.
Anche da dietro il sipario, grazie ad una consapevolezza diversa da quella delle nostre nonne.

Sappiamo che la società non funzionerebbe senza il lavoro delle donne, e che senza il conversare delle donne, come ho scritto tempo fa, il pianeta uscirebbe dalla sua orbita, nè la casa, nè chi vi abita avrebbero la qualità umana che le donne vi infondono, mentre gli uomini passano senza vedere o, vedendo, non si rendono conto che certe cose sono da fare in due e che il modello maschile è superato.
Continuo a vedere manifestazioni di donne nella piazze. Loro sanno quel che vogliono: non essere umiliate, reificate, disprezzate, assassinate. Vogliono essere valutate per il loro lavoro, e non per i casi di ogni giorno.
Dicono che i miei personaggi più riusciti sono donne e credo abbiano ragione.
A volte penso che le donne che ho descritto sono proposte che io stesso vorrei realizzare.
Forse sono solo modelli, forse non esistono, ma di una cosa sono certo: con loro il caos non si sarebbe installato in questo mondo, perchè loro hanno sempre presente la dimensione dell'umano.
Il Quaderno - Josè Saramago

venerdì 4 marzo 2011

CARNEVALE E DINTORNI



Pampaluga ludesan
gran de brica e stret de man
religus, risparmiadur
quand il bev l'e de bun umur
Cittadin cun' el sul in cò
trape tusse el paga no.
Per la patria e il re
Pampaluga chi ch'el ghe!


Ammesso che mio figlio, sospetto dislessico, non abbia commesso errori di ortografia nel riportare la poesia di carnevale sul quaderno, come faccio ora ad aiutarlo ad impararla con la corretta pronuncia?
Oltretutto non la capisco interamente.
Va bene, non mento, non capisco neanche le poesie in italiano se è per questo.
Magari gli basterà fare come con l'inglese ...

"Mamma, lo sai come si dice strega in inglese?"
"No."
"Si dice witch, con tch, come kitchen."
"Bravo! Kitchen vuol dire cucina, questo lo so."
"Si e invece bagno si dice bathroom."
"Ma sei bravissimo! Soprattutto lo dici proprio bene; sai che io non riesco a pronunciare quel th come fai tu, che sembra una via di mezzo tra la f e la s?"
"Per forza mamma! Io metto la lingua nel buco che ho in alto al posto del dente che mi è caduto."

In ogni caso apprezzo il mantenere vive le tradizioni, non dimenticare il dialetto d'origine.
Come diceva Fellini: "Il dialetto è come i nostri sogni, qualcosa di remoto e di rivelatore; il dialetto è la testimonianza più viva della nostra storia, è l'espressione della fantasia. "
E' per questo che ciascun bambino ha parlato del carnevale dei suoi nonni; noi di quello di Putignano in provincia di Bari, il più antico e lungo carnevale d'Europa.
Il più antico perchè pare risalga al 1394, anno in cui i cavalieri di Malta traslarono le spoglie di Santo Stefano da Monopoli a Putignano. I contadini del luogo, felici alla notizia, si cosparsero il volto di farina e cominciarono a danzare per le strade e a fare scherzi, in dialetto per l'appunto, dando vita così alla tradizione del carnevale.
E' anche il più lungo perchè comincia il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, quando i putignanesi si recano in chiesa ad accendere un cero per chiedere perdono preventivo per i peccati che commetteranno nel periodo di carnevale.

Alla materna il dialetto è diventato motivo di gioco. E non parlo del dialetto lodigiano ma di tutti quelli delle mamme di buona volontà che hanno voluto proporli ai bambini.
Il gioco è: ascolta bene e cerca di comprendere questi strani suoni.
Siamo così andate, una mamma di Torremaggiore (FG) ed io, a leggere poesie di Natale, proverbi, a cantare girotondi e insegnare conte.
E' stata proprio un'esperienza carina che ha aiutato anche noi a recuperare la nostra storia.
Abbiamo parlato anche ai piccolini di Putignano, in particolare della festa dell'Orso che si tiene il 2 febbraio, giorno della Candelora.
"Ci chiuev a cann'luer, u virn je fu'r, l'ors nan s' fasc u pagghiar" 
Un uomo, travestito da orso, mima l'atto di uscire dalla tana. 
Se piove, l'inverno è finito perchè si presuppone che dopo la pioggia, verrà il sole. 
Se la giornata è buona, l'orso si sistema la tana perchè l'inverno durerà ancora a lungo.

Come quest'anno, che tra febbre, vomito, scampate infezioni urinarie, antibiotico, tachipirina, sembra davvero non voler finire.
E ci perdiamo tortelli, chiacchiere, ravioli di zucchero e ricotta, frittelle.
Speriamo di non perdere almeno il carnevalesco Arcimboldo.
I cinque biglietti prenotati per domenica, uno per mia madre che arriva nel pomeriggio di oggi, sono lì che giacciono sul mio scrittoio. 
L'impressione che danno è che questo carnevale voglia trasformarsi in un pesce d'aprile!