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mercoledì 9 maggio 2012

MAH ...

Che poi è facile. Sbagliare l'aggettivo.
Anche sbagliare una frase e cominciare con un che ma qui scrivo come viene.
Non soltanto qui. Scrivo come viene, parlo come viene.
Se avessi imparato a controllarmi, sarei ad un passo dalla maturità. 
Evidentemente questa cosa della maturità non fa per me.
Dicevo, l'aggettivo. Uno scrive obeso e avrebbe potuto anche scrivere robusto, leggermente grasso.
Il concetto fondamentalmente non cambia, la forma si.
Sono persona di sostanza, non di forma.
E' un limite? Forse. Tutto sommato io lo ritengo un pregio, il contrario dell'ipocrisia.
Sta di fatto che ho usato un aggettivo poco simpatico e soprattutto intendevo colpire una persona ma ho sbagliato mira e ne ho presa un'altra.
Capisco la rabbia conseguente, accetto anche l'insulto che ne è derivato.
Non capirò e non accetterò mai invece il non voler guardare, il non voler parlare, il non voler andare oltre l'apparenza. 
Il telefono sbattuto in faccia dopo due parole, senza darti la possibilità di controbattere. 
Il messaggio incomprensibile e pieno di cattiverie gratuite.
Non capirò e non accetterò mai il fatto che riesco ad andare più d'accordo con gli estranei (e non solo virtualmente) e che, per mia grande fortuna, ho degli amici sinceri e molto preziosi  mentre i più vicini, i familiari, conoscono un'altra Carla.
La Carla che, a quanto pare, ha dentro il nulla. 
Quella con cui è meglio non avere niente a che fare.
Vado oltre l'accaduto, ormai non ho più voglia di stare a spiegare la rava e la fava a chi non vuol sentire e vedere. 
Dispiaciuta, un po' ferita ma contenta di aver imparato (forse per sempre) una lezione: mio figlio devo guardarlo come guarderei me se non voglio farlo soffrire.



venerdì 30 settembre 2011

AL PEGGIO NON C'E' MAI FINE

Provate a rispondere al quiz linkato in fondo alla pagina e pubblicato dal magazine di BBC.
Poi traetene le vostre conclusioni: secondo voi all'estero pensano che gli italiani abbiano toccato il fondo oppure che abbiano già cominciato a scavare?
A giugno scorso a Madrid ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un'imponente manifestazione di indignados.
Noi invece siamo tutti alla finestra del nostro orto a guardare ...
Che detto da una che non crede affatto negli scioperi significherà qualcosa.

Silvio Berlusconi at 75: A birthday quiz

giovedì 22 settembre 2011

... ANCORA

Io non ci rimango più male.
Tre o quattro anni fa mi sarei sentita arrabbiata, triste, sconfortata e anche in colpa senza un motivo.
Ora la cosa mi meraviglia e basta.
Quale cosa?
Quando stai pagando un paio di scarpe e ti chiedono di dove sei.
E fin qui, normale curiosità.
Accertato che la tua origine è meridionale, cominciano con le solite solfe: che ci veniamo a fare, non potremmo stare a casa nostra, complichiamo la vita agli altri, si capisce se sei giovane e single ma con una famiglia dai più fastidio, ecc. ecc.
Non mi è chiaro in effetti. Complico la vita al negoziante perché sono una nuova cliente?
Non si preoccupi signor Glitter, io non ci rimango più male ma non credo rimetterò ancora piede nel suo negozio.

giovedì 18 agosto 2011

PUNTO DI VISTA



Mettiamola così: sarei veramente contenta di poter contribuire a risollevare le sorti di questa patria.
Dico sul serio. La cosiddetta tassa di solidarietà mi sembra ad oggi la sola proposta quasi equa e, se la sua introduzione salverà le pensioni, mi ritengo soddisfatta.
Peccato però che la tassa in questione sia appunto quasi equa.
Di fatto ad essa contribuiranno soltanto i lavoratori dipendenti, come sempre del resto.
Gli autonomi nel migliore dei casi aumenteranno le loro parcelle, nel peggiore evaderanno il fisco.
Come famiglia contribuiamo già con il cinquanta per cento del nostro reddito a tamponare gli sprechi, i disavanzi da furbizia italiota, le tasse non pagate dagli altri, gli stipendi esagerati degli inutili e ridondanti parlamentari e ciò di cui si deve far carico lo stato per sostenere enti creati appositamente per questioni di scambio di favori.
Ho dimenticato di sicuro qualcosa.
Non esagero tuttavia. L'incidenza reale e non quella teorica della tassazione sul reddito della mia famiglia è proprio pari a quella percentuale.
Ma va bene anche il 60%, capirai, lo ripeto piuttosto che toccare pensioni e ticket ... a proposito ma Bossi per una volta l'ha sparata giusta, aumentassero il costo delle sigarette! Chi vuol morire, paghi per farlo!
Vorrei capire però perché nessuna patrimoniale. I veri ricchi, quelli proprio ricchi ricchi, i proprietari di case, conti correnti all'estero, imbarcazioni e jet privati, perché non devono essere solidali anche loro? 
Non mi è chiara poi la questione province: perché soltanto alcune devono essere eliminate?
Le province non servono! In un'ottica europea non servirebbero neanche le regioni ... ma noi abbiamo l'euro e non abbiamo l'Europa, anzi ci arrabattiamo ancora in puerili liti tra terroni e polentoni.
Siamo tutti attaccati al nostro orticello. 
Il Presidente della Crusca che piagnucola con il Presidente della Repubblica ... ma per favore che vergogna!
Volete mantenere in vita la vostra accademia di studi sulla lingua? Bene, fatelo, trovatevi qualche sponsor e continuate a farlo. Ma non con i miei soldi per favore. 
Allo stesso modo vorrei che i miei soldi non andassero all'istituto delle case popolari, tanto si sa bene come funziona quell'ente lì e come vengono assegnati gli appartamenti e come vengono gestiti gli appalti.
E nemmeno alle varie pro loco. Il turismo vero non lo creano questi enti, ma gli operatori seri del settore. E tutto sommato un po' di fuochi d'artificio e luminarie in meno per le nostre pur bellissime ma attualmente sconvenienti feste patronali del sud, non guasterebbero.
Piuttosto date i miei soldi alla scuola, pubblica o privata che sia, purché sia Scuola con la S maiuscola.
L'italiano impariamolo lì, altro che Accademia, perché la nostra sola speranza non è in quella percentuale di tasse, non è in una manovra tappabuchi che cerca solo di non scontentare chi può creare problemi e di non toccare gli intoccabili, è nella crescita culturale e morale di ognuno di noi.

martedì 5 luglio 2011

EMERGENZA

Cito da un dizionario.

EMERGENZA
1 Circostanza, difficoltà imprevista
2 Situazione critica, di grave pericolo

Che la situazione dei rifiuti a Napoli sia critica e di grave pericolo per la salute dei cittadini, non ho dubbi.
Ma che si tratti di una difficoltà imprevista ...
Ricordo di essere stata in Campania, non mi pare a Napoli, forse nei dintorni di Salerno, circa quindici anni fa.
La cosa che mi colpì maggiormente di quel viaggio furono i cumuli di rifiuti che si contavano numerosi lungo le strade cittadine ed extraurbane dei paesini che attraversavamo.
Non so perchè la situazione sia questa, e perchè sia ordinaria io credo.
So soltanto che non è dignitoso accettarla e subirla. Non è onesto contribuirvi in qualche modo.
So anche che conferire i rifiuti nelle regioni limitrofe, cosa che sta scatenando non soltanto le polemiche leghiste ma anche critiche aspre da parte delle amministrazioni locali di tali regioni, in primis la Puglia, non è la soluzione.
E' come la storia dei campi nomadi. Se li spazzi via di qui, il giorno dopo te li trovi lì e non è umano per nessuno.
Ma io volevo parlare di un'altra emergenza. L'emergenza estate.
Qui piove, tira vento e fa freddo.
Non ci sono più i luglio meridionali di una volta.

mercoledì 8 giugno 2011

DIMMI COSA MANGI


"Ciò che ottiene questo sistema di produzione intensiva è produrre grandi quantità di alimenti in un piccolo appezzamento di terra ad un prezzo molto ragionevole.
Che qualcuno mi spieghi che cosa c'è di male."

Nel video la prima parte del lungometraggio Food Inc. di Robert Kenner.
Le altre le troverete facilmente su you tube ... ammesso che abbiate ancora voglia di sapere.
Il film è del 2008, è stato candidato all'oscar nel 2010 come miglior documentario.
Svela la realtà delle industrie alimentari americane ma temo che quelle europee non differiscano di molto nei processi produttivi.
Ritengo non sarà difficile per nessuno di noi, al termine della visione, dire cosa c'è di male.
Credo anche che abbia tristemente ragione il mio insegnante di yoga quando afferma che "solo chi conoscerà i segreti per trasformare un seme in frutto e avrà un pezzetto di terra in cui metterli in pratica, sopravviverà tra qualche decennio."
Allo stesso modo non sbaglia mio fratello il quale, dopo aver visitato non so più quale azienda di prodotti a lunga conservazione, da medico mi ha consigliato di evitarne l'uso per i bambini. Lui sostiene che le sostanze chimiche alle quali vengono sottoposti gli alimenti durante il processo produttivo per aumentarne la durata, sono molto probabilmente le responsabili delle innumerevoli e sconosciute allergie alle quali spesso i bambini sono soggetti. 
Sostanze chimiche, delle quali non si conoscono tutti gli effetti, in prodotti che noi compriamo tranquillamente affidandoci ad un'etichetta che riporta la dicitura "senza conservanti, né coloranti".
Ci ho provato, ho comprato la macchina del pane e quel pane lì, buono appunto come il pane, non piace assolutamente ai bambini i quali preferiscono il sapore industriale delle fette di una nota azienda. 
Lo eliminerò a breve, ma se non sarà il pane, saranno i biscotti. E se non saranno i biscotti, che dire del latte che da sempre è considerato alimento principe per una buona crescita salvo a scoprire che è pieno di antibiotici ed ormoni non proprio salutari?
In un mondo che ci nasconde le verità per il profitto, come possiamo essere più consapevoli ed esercitare il diritto ad un'alimentazione davvero sana?
Mi direte: ci sono i produttori biologici.
In tutta onestà, io che ho lavorato nel mondo della certificazione sento di poter affermare che non sempre è tutto oro quello che luccica. Bisognerebbe davvero conoscere i processi e le persone soprattutto, prima di potersi affidare ad un bollino.
Non so rispondere alla mia domanda, aspetto suggerimenti.

venerdì 29 aprile 2011

DOMANDA


Io oggi ho una sola domanda.
No, non voglio conoscere il nome dello stilista che ha realizzato l'abito di Kate.
Vorrei soltanto sapere perché la gente è maleducata?
Mi sono stancata di raccogliere bucce d'arancia e briciole di pane con le quali la "signora" del piano di sopra riempie il mio balcone quando scotola la sua tovaglia a fine pasto.
Grrr!

martedì 5 aprile 2011

E' FINITA LA POESIA


Ci è toccata anche questa.
Le rappresentanti di classe, si sa, hanno un ruolo determinante nel creare un ponte di dialogo tra scuola e famiglia.
Non si occupano di didattica; giustamente aggiungo, non ne capiscono in genere molto.
Non possono intervenire sulla gestione di bambini problematici, anche quando la loro problematicità interferisce con la sicurezza degli altri bambini e con il sereno svolgimento delle lezioni.
Sarebbe bello se potessero almeno fare proposte, che so io, se potessero organizzare incontri scuola-famiglia, sull'educazione, sugli aspetti psicologici della crescita del bambino, sulla didattica intesa come io maestro spiego a te genitore gli obiettivi del mio lavoro.
Nulla di tutto ciò.
Di cosa si interessano allora le rappresentanti?
Di pubbliche relazioni! Organizzazione di eventi, raccolta di fondi, acquisto di regali ... del regalo per il matrimonio della maestra!
Interessantissimo quello che ne viene fuori.

Nel corso di una cena ad hoc con le altre mamme, abbiamo raccolto le diverse idee.
Si è passati senza pudore dalla coppia di coperte di cachemire (per una coppia ventisettenne?), al piatto in ceramica lodigiana (bella per carità ma leggermente antiquata come stile), dalla stampa d'arte, alla lampada stilizzata.
Il culmine dell'orrore è stato raggiunto con la pentola di design. Costo per una pentola, beh non esageriamo, per una pentola dotata addirittura di scolapasta, 300 euro. 
Il che la dice lunga sulle abitudini della mamma in questione; la maestra ci vieta di gettare riso all'uscita della chiesa perchè il riso è cibo e non si spreca, non so se mi spiego ...
La proposta delle rappresentanti era un quadro, anche un'icona eventualmente, trattandosi di maestra cattolica.
Non ci hanno minimamente prese in considerazione.

La cena è terminata, dopo democratica votazione, con l'approvazione di una vacanza in un centro benessere.

Dato molto interessante a parer mio.
Le mamme sono tutte talmente stressate in questa società che non lascia spazio al riposo, alla meditazione, al dolce far niente, al gioco, che desiderano una vacanza e ritengono  possa essere un regalo agognato da chiunque. Ho votato anch'io per questa proposta.
Sembrava finita, salvo poi a  scoprire che la maestra non avrebbe gradito affatto.
Abbiamo così provato a rilanciare con un pensiero poetico quasi quanto un quadro, anzi molto di più: un albero di melograno.
Cosa c'è di meglio di un albero per chi cura la vita dei nostri figli, per chi segue la loro crescita, per chi semina conoscenza e coltiva curiosità?
Oltretutto il melograno è una pianta tipica delle campagne lombarde, è una pianta simbolica.
Io stessa per le mie nozze ho regalato agli ospiti un bonsai di melograno, in molte culture simbolo di prosperità, fertilità. Nella mistica cristiana indica anche la nuova vita donata da Dio.
Come credete che sia finita?
Giardino? Allora barbecue!
Cito testualmente il commento entusiastico di una mamma: "Già me la immagino la maestra con il marito alle prese con le salamelle!"

Avere o essere?
Salamella o chicchi vermigli?
Pragmatismo o poesia?
Per quanto non disdegnerei una salamella alla brace, soprattutto se cotta da qualcun altro, non mi hanno convinta: scelgo di restare nella schiera dei poeti perdenti.

martedì 15 febbraio 2011

CONTRO CORRENTE



Se non ora quando? Mai forse oppure ogni giorno in modo diverso.
Sarà la mia naturale ed ereditaria sfiducia nelle manifestazioni di massa, ma non ho partecipato e non l'avrei fatto anche se avessi potuto.
Non perchè non condivida la causa, tutt'altro. 
Soltanto non apprezzo il metodo. 
Non mi convincono le esaltazioni momentanee e l'emotività di gruppo.
Oltre a questo, mi preoccupa di più l'approvazione nell'ultimo anno di non più di dieci provvedimenti legislativi e la durata media di un'ora del consiglio dei ministri, con punte record di cinque minuti, della difesa dell'orgoglio femminile.

Il punto è, in questa vicenda che sta tormentando il nostro paese e forse qualche coscienza, non esistono donne sfruttate, offese.
Qui parliamo di laureate a pieni voti che hanno capito che il loro pezzo di carta non le avrebbe portate tanto "in alto" quanto il loro tacco dodici.
Parliamo di ragazzine a cui piace giocare facile.
Parliamo di mamme, e quante ne ho conosciute, disposte a qualsiasi cosa per trasformare la loro figlia in una starlette fin dall'età dell'asilo.
E prendersi così un'incomprensibile rivincita nei confronti della vita.
La situazione femminile in Italia è forse tra le peggiori di quelle dei paesi del mondo occidentale.
Che se dovessimo guardare al resto del mondo ... ma questo è un altro discorso.
Ma non sarà una festa in piazza a cambiare qualcosa. 

Quando la smetteremo di vestirci a cinquant'anni come le nostre figlie adolescenti.
Quando finiremo di comprare alla nostra bambina le lelly kelly con le paillettes perchè ce le hanno tutte le amichette.
Quando capiremo che la strada per la parità dei diritti non passa per l'assimilazione dei peggiori difetti del peggiore maschio, come la volgarità, la corsa al successo a qualunque costo, il pensarsi invincibili.
Quando avremo il coraggio di dire a noi stesse o all'amica del cuore che non c'è giustificazione nell'amare l'uomo di un'altra.
Quando non ci interesseranno più la chirurgia estetica, i programmi di Maria de Filippi, la festa della donna per far baldoria con le amiche, la borsa firmata e il gossip dal parrucchiere.
Quando cresceremo figli maschi capaci di comprendere che aiutare le proprie compagne in famiglia non è disdicevole, nè causa di impotenza.
Quando ci consorzieremo in cooperative piuttosto che accettare di lavorare a nero come parrucchiere ed estetiste, baby sitter e donne di servizio.
Quando parleremo chiaro al nostro capo che non ci valorizza quanto meritiamo, anche a costo di essere messe da parte per sempre.
Quando la smetteremo di comunicare con il pianto e sapremo controllarci di più.
Quando useremo la testa e la nutriremo, ci prenderemo cura del corpo senza farlo diventare la nostra ossessione.
Quando avremo la libertà di camminare per strada senza paura, quando potremo chiedere il part time senza rischiare il licenziamento, quando anche gli uomini lo chiederanno e sarà una cosa normale.
Solo allora sarà cambiato qualcosa, attraverso il nostro comportamento quotidiano.

martedì 8 febbraio 2011

PER SEBASTIAN, PATRIZIA, FERNANDO E RAUL


Non ricordo più come si chiamasse. Tatiana forse.
Era un'adolescente rom abituata a questuare nell'elegante via Sparano di Bari.
Aveva il sorriso più bello che io abbia mai visto.
Non faceva parte del gruppo di bambini di cui mi occupavo io. Per me italiani dei quartieri popolari.
Ogni tanto mi fermavo con la mia amica Maria Grazia a parlare con lei.
Ci sedevamo a terra anche noi e domandavamo di lei, dei suoi fratelli, se suo padre l'aveva picchiata, se aveva bisogno di abiti, di giocattoli, se voleva imparare a scrivere o preferiva che le leggessimo una favola.
Lei, schiva, rispondeva a tratti poi cominciava a parlare in romanè e ci prendeva in giro. Lo capivamo dalle risatine che aggiungeva al termine di ogni frase. Però era contenta di vederci e curiosa di quel mondo così diverso dal suo.

Poi ci sono stati i bambini della casa vacanze.
Quelli pieni di pidocchi; avevo vent'anni e per paura di prenderli ho passato tutti quei giorni con i capelli intrecciati, lavandoli più spesso possibile.
Raccontavano delle baracche di lamiera, del freddo, dei topi che pranzavano con loro.
Ed era tutta una gara con i bambini dei bassi di Napoli, a chi il topo l'aveva visto più grosso.

Un'altra rom mi svuotò lo zaino del portafoglio su un autobus che portava al centro di Roma.
Bambini allenati a delinquere dalla più tenera età, trascinati nel vortice di famiglie senza patria e senza certezze.

Egregio sig. Granzotto, lei è mai stato in un campo?
Ha idea veramente delle condizioni in cui si sopravvive in certi posti? 
Sono luoghi abitati soprattutto da minori, la comunità rom è una comunità bambina.
Vogliamo dire che è colpa loro che si sposano a dieci anni e sfornano pupi come biscotti per poterli utilizzare come specchietti per le allodole per chi ha il cuore troppo tenero?
Probabile. Ma una cultura millenaria non la puoi cambiare, puoi però garantire i diritti fondamentali dell'essere umano.
Lei ce l'ha un figlio? Io ne ho due e quando qualche giorno fa è morta una bambina italiana all'ospedale di Lodi, non ci ho dormito per tre notti. 
Un bambino non dovrebbe morire, mai. 
E' una tragedia così grande la morte di un bambino che non può non riguardare tutte le coscienze.

La questione rom non è di facile soluzione, mi rendo conto.
Ma "mamma Liliana" e "papà Mirko" che lei vuole a divertirsi al fast food mentre i loro figli si accartocciano nel fuoco, piangono disperati, si arrabattano tra i trenta sgomberi subiti in dieci anni, tra le denunce e la miseria.
Come si può pensare di assicurare una continuità scolastica a bambini le cui "case" vengono periodicamente buttate per aria all'alba, insieme a tutti i beni personali? Due quaderni pasticciati in cento giorni di scuola, il massimo che riescono a frequentare. Andati persi anche questi.
Come si può pretendere che le forze dell'ordine e i medici riescano a mettere in piedi un presidio costante ed efficace in queste condizioni?
Il decoro urbano e la fine del degrado civile e morale saranno garantiti quando non ci sarà più nessuno, rom, albanese, africano o meridionale costretto a vivere in modo disumano. 
Smantellare un campo con le ruspe, unica soluzione secondo lei percorribile, significa solo ignorare il problema, spostarlo nel tempo e nello spazio.
E intanto a pagare resteranno come sempre i bambini.

martedì 14 dicembre 2010

QUALUNQUISMO


C'era un ragazzo, i riccioli scuri, il giubbotto verde militare e la kefiah al collo.
Il classico giovane studente di sinistra e di belle speranze insomma.
Poi c'era il barista dagli occhi di ghiaccio che inveiva contro quelli in tv.
C'era  la tv con i sottotitoli e l'audio escluso "che non ho voglia di sentire le porcate che dicono quelli là, che se ne stanno al caldo e mangiano con i nostri soldi."
C'era la proprietaria del bar, che è di Santo Spirito, frazione di Bari, quindi mi è simpatica.
Diceva: "Io di politica non capisco niente perchè sono ignorante, ma se non fanno mai finire il lavoro cominciato, che a farlo sia la destra o la sinistra, come si fa a giudicare se stanno facendo bene o male? Come in America no? Durano quattro anni, poi al massimo li cacciano via."
"Nella mia pur breve esperienza di elettrice, ventun'anni di voto, non ricordo un governo che abbia ben governato, un governo che non sia stato ribaltato, cittadini soddisfatti e programmi chiari, dettagliati ed efficaci", mi ripetevo mentalmente.
E anche: "Se è per questo non ricordo neanche dei governanti di così basso valore morale. Forse è proprio quello che ci meritiamo, noi italianucci furbetti, razzisti, ipocriti e maschilisti, non siamo migliori di quelli che scegliamo per rappresentarci."


In tv c'erano i maiali pasciuti, gli asini verdi, le iene, le volpi, le leonesse e le tope:  uno zoo piuttosto puzzolente. 
Tutti seduti sulle loro belle poltroncine, alle quali sembrano tenerci più che ad ogni altra cosa. 
Qualcuno parlava, altri approvavano, altri ancora no; ci sarà stato anche quello a scaccolarsi, è certo.


Il ragazzo di sinistra diceva al barista che si vergognava e non sapeva più che rispondere nelle discussioni. 
"La sinistra è morta e l'unica cosa che ci resta da fare è votare." Ma lo diceva senza crederci abbastanza, a voce bassa, quasi con timore.
Il barista rispondeva che l'unica cosa da fare è mandare qualche padre di famiglia disperato, di quelli in cassa integrazione che non arrivano a fine mese, con un paio di bombe. E saltassero tutti in aria.
Lo zoo all'aria: pezzi di maiale, asino, iena, volpe, leonessa e topa che volano nell'emiciclo e insudiciano le poltroncine, rendendole inutilizzabili. Per un attimo l'immagine mi è parsa perfino più interessante di quella che il monitor ci trasmetteva.


C'era l'idraulico che stava montando lo scaldabagno, finalmente.
Ed è rimasto sul balcone a due gradi per oltre tre ore.
Mentre quelli dello zoo parlavano, parlavano, parlavano.


C'era una donna nella notte, sulla ciminiera alta 140 metri.
Inutilmente perchè per Eni, come si dice tra gli addetti ai lavori, la chimica non è il core business, è un settore in perdita trainato dagli altri. Ma lei è stata lì, di notte, al freddo, a difendere il suo non invidiabile posto di lavoro.
E loro, gli animali che hanno imparato a parlare, al caldo a riempirci la testa delle loro parole inutili. Che a volte suonano perfette come solidarietà, uguaglianza, giustizia sociale, democrazia. 
Perfette ma vuote.
Stanno lì a parlare e a mangiare alla faccia nostra, alla faccia dell'idraulico che mi auguro di non incontrare ancora ma ha lavorato al gelo, alla faccia dello studente che tra un paio di anni penserà alla sua laurea incorniciata mentre risponderà alle richieste dei clienti dalla postazione di un call center , alla faccia dell'operaia disperata della Vinyls e alla faccia dei dirigenti della chimica che si sbattono fino all'esaurimento, rischiano la salute e la fedina penale per un'azienda che, in un paese come questo, sarà sempre in perdita.


C'era Michele T. davanti ad un'agenzia di lavoro temporaneo. E mi domandavo che diamine ci fa Michele davanti ad una vetrina di Lodi se lavora da anni alla BNL di Bari?
E infatti non era Michele, ma aveva la stessa espressione di sfiga e depressione.
Quando è andato via mi sono avvicinata a guardare gli annunci.
Così, per passare il tempo.
C'era l'avviso del Ministero per lo Sviluppo Economico, una delle gabbie dorate dello zoo.
Un progetto molto interessante: formazione per giovani disoccupati residenti al sud con lo scopo di inserirli nelle industrie del nord.
Ma andate a ...
Tutti indifferentemente.

martedì 16 novembre 2010

IN THE WORLD OF LUXURY


E dire che ne ho visitati altri cinque, ma questo, non c'è dubbio, li batte tutti.

Lo studio sembra ristrutturato da poco.
Luccica di marmi, legni incerati e faretti dalle stravaganti forme a campana incassate nei controsoffitti.
Ci fermiamo qualche minuto in sala d'attesa.
Due quadri alle pareti, non ho guardato l'autore, ma sicuramente è famoso.
Otto sedie Victoria Gosth di Kartell, millequattrocento euro di sedie, se scontate. Per una sala d'attesa.
Un televisore trenta pollici, un giardino d'inverno sul fondo, con sassi di fiume incastonati nel parquet e piante tropicali.

La segretaria anziana siede dietro un bancone e ripete ad alta voce i mittenti della posta appena ricevuta.
La illumina una lampada a sospensione, Artemide mi pare a occhio, milleduecento euro di lampada minimo.
Passano impiegate.
Temo le uniche che lavorano davvero come forsennate in uno studio notarile.
Una è in attesa, un'altra sembra abbia partorito da poco. Chissà che pensieri le attraversano quando si recano al lavoro e guardano il loro ufficio, il loro capo, la "signora notaia", magra, alta, bionda, profumata, così glamour, come scoprirò a breve.

Ci accomodiamo nella sala riunioni.
Di nuovo una lampada di design, di nuovo delle sedie che ho già visto su qualche rivista di arredamento, poltroncine in pelle color terra bruciata, queste costano di più delle Kartell.
La parete di wengè in fondo alla stanza d'improvviso si apre, scoprendo un ufficio luminoso.
Fa la sua entrata in maniera molto scenografica la proprietaria di tutto questo. Glamour appunto.

Dieci minuti per leggere un atto di mutuo.
Intanto che parla, senza riprendere fiato, mi perdo tra la scrivania di cristallo con piedi argentati, la lampada da tavolo altissima di argento massiccio, il quadro xxl dietro la scrivania, bellissimo, le penne di avorio e lacca
Lei o il suo architetto hanno buon gusto, non c'è che dire!
Tanto è inutile che ascolto, tanto non si capisce niente perchè è troppo veloce, tanto cita leggi e decreti di cui non so nulla e tassi di interesse calcolati secondo le normali procedure, aggiornati dalla BCE e pubblicati sul circuito Reuters alla pagina ECB01, si, si, la conosco a memoria questa frase.
Tanto ho già ascoltato tutto questo in altre tre occasioni, e noi dal mutuo non verremo mai fuori, allunghiamo sempre i tempi semmai.
Tanto so già che mi chiederà la professione, farà un sorrisetto imbarazzato e poi dirà: "La mia fattura potete scaricarla nel prossimo 730, ovviamente non lei signora."

Dieci minuti senza fiato e si è pagata le otto Victoria Gosth.
E forse una sua impiegata le vedrebbe tanto bene nel salotto di casa sua.
Pure io tutto sommato le vedrei bene con il mio tavolo da pranzo.

Quello che davvero mi irrita, non è la ricchezza spudorata.
E' la casta degli intoccabili notai, è che lavora meno e sembra molto più rilassata di altri, è la differenza tra questa ed altre professioni che richiedono altrettante competenze e responsabilità.
Ciò detto, sollevata, posso andare a comprare le mie sedie Ikea per il tavolo da pranzo!