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martedì 25 gennaio 2011

PAURE

Quando un figlio è malato, e per di più ti ritrovi a gestire la situazione da sola, fai mille pensieri.
Dovevo portarlo prima dal pediatra.
Devo assolutamente farlo visitare da qualcun altro, meglio avere un secondo parere.
E se non riesco a far scendere la febbre che è quasi arrivata a 40?
E se la febbre così alta provoca complicazioni?
Avrò fatto il possibile e l'impossibile? Ma sarà davvero solo l'influenza?
Ti ritrovi a spiare ogni respiro, ogni variazione sul corpo; di notte, perfino il segno del cuscino sul viso può sembrare segnale di un peggioramento.
Misuri la temperatura ogni mezz'ora anche se sai bene che qualsiasi farmaco non agirà prima di un'ora.
Accendi e spegni la luce per osservare meglio, ti armi di pazienza perchè devi costringere tua figlia ad un bagno notturno e sai che non gradirà.
Inventi improbabili storie di sirene raffreddate dei mari del Nord e di fate che raccolgono l'acqua dell'alta marea attorno a Mont Saint Michel per farne bombolette miracolose di spray nasale che nessun bambino vuole utilizzare.
Quando finalmente è giorno e tutto si ridimensiona, arrivano i soccorsi per mano amica.
Hanno forma di brioches e antibiotico e tu ringrazi il cielo per averti donato persone così gentili e care.
Il termometro ti invita a riprendere fiato ma ti chiama un amico lontano e ti racconta che sua figlia ha avuto una malattia rara, scambiata per scarlattina, ha rischiato di morire e ancora non si può stare tranquilli.
I pensieri, misti a preoccupazione e dispiacere, si confondono, ti attorcigliano lo stomaco.
L'aria si blocca a metà del petto.
Guardi tua figlia che finalmente dorme più serena e capisci cosa davvero conta.

mercoledì 1 dicembre 2010

OGGI CONTA


Avevo in mente un post sulla mia bimba che arriva di notte, si arrampica sul letto, si accuccia accanto a me e dorme finalmente serena.
Un post sulla vita che è stata, la mia e su quella che sarà, la sua.
Poi gli avvisi di Libero mi hanno comunicato che la mia amica scomparsa, Carpe, ha pubblicato di nuovo.
Felice di ritrovarla, sono corsa a leggere, pronta a farmi travolgere dalla sua verve, dalla sua lucidità, dalla sua ironia, dalla capacità di fare giri pazzeschi e arzigogolati per condurti, divertendoti, al punto.
E ho ritrovato tutto, la verve, la lucidità, l'ironia, la chiarezza.
Per la prima volta non mi sono divertita affatto.
Senza giri pazzeschi ci ha dichiarato il perché della sua sparizione.
E non mi va più di parlare della vita che è stata e di quella che verrà, ma di ciò che è ora.
Ora tu ci sei.
Con grande coraggio.
E questa lezione non potremo scordarla.

giovedì 4 novembre 2010

BOTTONI LUCENTI E AGHI PUNGENTI


Attacco bottoni.
Infilo con difficoltà il cotone nell'ago e attacco bottoni bianchi sul grembiulino giallo.
E loro, imperterriti, continuano a cascare, a cercare strade nuove.
E io, imperterrita, li riattacco.

Attacco bottoni.
Quasi mai per prima.
Gli altri ne attaccano con me, ma sto al gioco e li lascio cucire.
Attenta più di un tempo a non pungermi troppo.
Felice in ogni caso di scoprire vite nuove, di condividere, di imparare.

Attaccai bottone.
No, lui lo fece con me.
Non riuscivo neanche a guardarlo dritto negli occhi perché non mi piaceva.
E ora rivedo i suoi occhi in quelli dei bambini e mi commuovo.

Attacco bottoni sul grembiulino giallo per non pensare.
All'ansia che mi prende ogni volta che lo guardo.
E guardo le codine, il viso pallido come il mio.

Non so da dove viene tutta questa preoccupazione.
So solo che c'è, da sempre.
Forse fu un incontro in ospedale.
Una nonna che mi parlò della sua prima figlioletta morta piccolissima.
Io ascoltavo le mie contrazioni e mi sentivo così a disagio.

Attacco bottoni sul grembiulino giallo.
E penso alla mia bambina in ordine.
Che questa vita è un miracolo da assaporare piano.